Home > Recensioni > Devin Townsend Project: Ki

Rinascita sottovoce

Gli Strapping Young Lad si sono sciolti. La Devin Townsend Band si è disgregata. Era evidente che il canadese avesse bisogno di una pausa. Anche le ultime due prove in studio, “The New Black” e “Ziltoid”, per quanto più che valide, mostravano una preoccupante tendenza al ristagno di idee.
Oggi Devin Townsend, diventato padre, si ripresenta al mondo cambiato, ripulito. E lo fa con un nuovo mastodontico progetto di quattro dischi di cui questo è solo il primo.
Ha parlato di dischi molto diversi tra loro ma con un filo conduttore; “Ki” dovrebbe essere l’introduzione a questo nuovo mondo, un’apertura fatta sottovoce, senza fretta.

“Ki” ha la straordinaria capacità di farti sentire a casa. L’atmosfera è sognante ma concreta, merito in buona parte dei bellissimi suoni adattati e del mix non più caotico come prima, ma che ora tende ad accentuare le infinite stratificazioni che il musicista crea, sia con la chitarra che con la voce e le dinamiche generali dei brani, mai così curate come qui.
Da segnalare la grande prestazione di tutti i musicisti nel progetto, fra cui spicca il tocco vintage di Duris Maxwell, sempre composto ed elegante ma con un suono particolarmente caldo e live.

E poi ci sono le canzoni. Prevalentemente prive di distorsioni e rilassate, si alternano perle melodiche come “Coast”, “Lady Helen” o la strepitosa “Terminal”, colma di una malinconia infinita, a momenti più psichedelici e leggeri come “Ain’t Never Gonna Win” o “Winter” e grandiosi crescendo che arrivano quasi alla tanto agognata esplosione come nelle stupende “Heaven Send” o “Ki”. Tutto fa parte di un unico disegno che si rivela solamente tramite un ascolto completo e attento, possibilmente in cuffia per cogliere la miriade di sfumature e particolari di cui il disco è cosparso in ogni parte.

Un artista che dopo più di quindici anni di attività ha ancora voglia di sperimentare col suo suono e di cercare nuove strade per esprimersi non può che essere apprezzato per questo. Se ci poteva essere qualche dubbio sul futuro di Townsend, “Ki” lo spazza decisamente via. Non ci resta che attendere i prossimi capitoli del progetto e, a detta del suo creatore, ne vedremo delle belle.

Fa veramente piacere ritrovare Devin ispirato e genuino che si scrolla un po’ di dosso quello che stava diventando un suono stereotipato senza tuttavia snaturarlo né stravolgendo la prospettiva. Inoltre il suo senso melodico viene qui amplificato e reso protagonista di pezzi da pelle d’oca come “Terminal” o la stessa “Ki”, facendo ben sperare per un secondo capitolo che è stato anticipato come più fortemente pop.

Pro

Contro

Scroll To Top