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Dexter: Quant’è rilassante uccidere!

«People fake a lot of human interactions, but I feel like I fake them all, and I fake them very well. That’s my burden, I guess».
Dexter Morgan

Dexter, America’s favorite serial killer. Questa la tagline usata dalla Showtime per pubblicizzare le gesta del suo anti-eroe, il cui impiego come ematologo alla scientifica di Miami è solo una copertura per celare il suo reale “mestiere”, l’unica cosa che lo rende vivo: uccidere. Non male come peso eh?

Eppure ciò che inquieta davvero del personaggio non afferisce quasi per nulla al suo bisogno di affettare la gente. Molta altra narrativa ottiene con successo l’identificazione dello spettatore con malviventi feroci. Inoltre gli omicidi qui sono brevi e la macellazione dei cadaveri è sempre raccontata per ellissi. Il vero buco nero del personaggio è il suo essere empty, incapace di provare emozioni, positive o negative che siano. Dexter possiede una curiosa “etica del lavoro”, la cui ossessiva applicazione è insieme realistica e fonte dell’ironica iconoclastia dello show. Uccidere è un atto liberatorio, incontro di Eros e Thanatos al di fuori di ogni accentazione sessuale, visto soprattutto come sfogo, liberazione, unico momento in cui l’uomo può far scivolare la maschera e lasciare libero campo d’azione al dark passenger che vive dentro di lui. Dexter non prova alcun attrazione per il gentil sesso (né per l’altro): il soddisfacimento del desiderio passa attraverso la penetrazione della lama che affonda nelle carni (vive).

Come può dunque un tale campione d’aberrazione diventare un sodale dello spettatore? Mostrando al secondo la realtà attraverso gli occhi del primo, confidandogli, grazie all’uso del voice over, i più reconditi pensieri, serviti su un piatto di macabra ironia per traghettare palati “normali” tra le fauci del mostro: Dexter è l’espressione solo un po’ più patologica del dilemma tra l’essere e l’apparire; ci assomiglia perché non esiste normalità, perché l’intero genere umano è “mostruoso”; poi è solo una questione di livelli tra chi sfoga la sua rabbia sui sottoposti e chi affonda lame nello sterno degli altri.

L’arma bianca è l’affilata sineddoche di un serial killer metodico, ma soprattutto asettico. Dexter è un ematologo, ha un’ossessione per il sangue, ma non è un sanguinario. Il suo modus operandi si serve di una profilassi maniacale-rituale: avvolge la – futura, ipotetica – crime scene con degli ampi teli di plastica trasparente… proprio perché non diventi una ipotetica, futura crime scene! Questo atipico trastullo è raccontato nel serial al pari di un vizio umano, di un hobby, e proprio sottolineandone la natura schizofrenica, la doppiezza dell’uomo di famiglia e del mostro, Dexter si pone a metro di paragone inquietantemente simile all’americano medio. Le quattro stagioni andate sinora in onda classificano il serial come un’aberrante versione parallela del telefilm tradizionale: è possibile rintracciare tutti gli stadi dell’american way of life letti sotto una lente deformata eppure nella sostanza specchio fedele della presunta normalità. Famiglia, fidanzamento, matrimonio, nascituri, lavoro, amicizie, relazioni extraconiugali, Dexter passa attraverso tutte le stazioni della cultura sociale, evolvendo a modo suo e trasformando le stagioni in capitoli successivi di un bildungs roman costruito sotto l’egida del padre, elemento comune a molti altri serial americani contemporanei e in generale alla cultura statunitense. Il rapporto tra Dexter e il suo mentore (Harry, il padre adottivo, morto, ma presente come manifestazione della “coscienza” del figlio) è il fondamento della personalità del personaggio, la sua pietra di paragone. Il codice stesso (Harry’s Code) cui il serial killer si attiene per scegliere, uccidere e far sparire i cadaveri è un atto di funebre riconoscimento di questa sottomissione edipica, che nel corso delle quattro stagioni porterà il protagonista a ricercare continuamente figure paterne alternative con risultati spesso nefasti. Il mostro è solo e tale dev’essere nella sua aberrazione se vuole conservarsi. Eppure delle incrinature nell’animo del dark passenger affiorano, raccontate nello scorrere stagioni con un perfetto bilanciamento tra empatica emotività e satira feroce, con una delineazione di caratteri così precisa da fare di Dexter il vero drama-gioiello della sua rete.

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