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La consacrazione al mondo

Si suole normalmente collocare l’acmé compositiva di una band in corrispondenza di un punto qualsiasi tra la sua nascita e la prima metà di vita. Difficilmente capita, invece, che il meglio venga prodotto dopo ben 15 anni dalla posa della pietra inaugurale. Ciò invece capita oggi ai DGM.

L’artwork di Nerve Design, dunque, ci introduce al settimo e più convincente album della formazione capitolina: un lavoro che sembra aprire le porte ad una nuova era, per una duplice motivazione.

Da un lato, infatti, si tratta del varo al microfono di Mark Basile, subentrato la scorsa estate all’apprezzato Titta Tani. Una voce, quella del cantante dei B.R.A.K.E., estremamente omogenea, che si preoccupa meno di assomigliare a quella di Russell Allen.

Dall’altro lato, la band schiude le porte ad un sound più aperto ed omogeneo, arricchito di partiture moderne, secondo lo schema del melodic metal, importato con Jorn Lande.

Entrambe le prove vengono, comunque, brillantemente superate, con somma sorpresa per chi già aveva considerato “Different Shapes” un album estremamente maturo. Anche Diego Reali, primo storico chitarrista, qui in veste di special guest, fa la sua parte in questo equilibrio di musicalità e potenza.

Se “Different Shapes” aveva mostrato una formazione in rapidissima ascesa, decisa a rivendicare un talento per troppo tempo sottovalutato, oggi i DGM partoriscono l’album del riscatto, la dimostrazione al mondo di saper giocare con svariate sonorità, anche facendo parsimonioso ricorso all’elettronica. Uscendo fuori dallo stretto confine del progressive metal degli esordi e dal symphonic power del periodo intermedio (ricalcato sull’ombra dei Symphony X), la band trova un perfetto ruolo nelle sonorità classiche, con ampie aperture verso elementi più sciolti e leggeri, ma pur sempre catalogabili nell’ambito del progpower. Non poche volte sembra di ritrovare gli ingredienti che hanno portato fortuna al duo Allen – Lande.

La disseminata presenza di pezzi orecchiabili e accattivanti aumenta inoltre il piacere di un ascolto ininterrotto e continuo.
Finalmente, dunque, la tecnica indiscussa dei nostri si è sposata con una piena capacità compositiva.

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