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Dgm: La vita è adesso

Dopo avervi parlato, nelle nostre pagine, di “FrAme”, ultima fatica in casa DGM, siamo andati ad intervistare Andrea Arcangeli, il bassista di una delle migliori progpower band intaliane.
Circa dieci anni fa, un amico mi spedì una vecchia cassetta analogica. Su di un lato, aveva scritto una strana sigla, DGM. Non passò molto tempo da quel giorno, che maturai la convinzione che una nuova promessa era nata, con “Change Direction”, nel panorama del metal italiano.

E, proprio per ritornare allo stupore di quel lontano giorno, in cui inserii la Sony-tape nello stereo, vorrei innanzitutto chiedervi cosa significhi l’acronimo DGM. Come si muovevano allora le vostre ambizioni? Quali erano i vostri sogni, come pensavate che vi sareste evoluti? I “tempi”, da allora, sono assai cambiati ed il vostro power è diventato molto più speed che prog, più sinfonico che neoclassico.
Grazie prima di tutto per le belle parole e per il tuo supporto da così tanto tempo.
La sigla DGM rappresenta le iniziali dei membri fondatori del gruppo (Diego, Gianfranco e Maurizio). Attualmente nessuno dei fondatori è più presente ma essendo Diego l’ultimo ad aver lasciato la band dopo “Misplaced”, non ci sembrava opportuno cambiare monicker. Inoltre sia Fabio che io siamo ormai in formazione da parecchio tempo e ci siamo fatti carico di mantenere alto il nome DGM.
Sul come ci saremmo voluti evolvere ovviamente non ti posso dare grandi dettagli in quanto sono entrato nel 2001 all’interno della band, ma ti posso assicurare che l’evoluzione che molti hanno sentito è avvenuta in maniera spontanea, senza seguire un particolare schema.
Molto ha influito l’entrata di Simone Mularoni e di Emanuele Casali. Con Simone il sound generale si è modernizzato e rinfrescato e con Emanuele si è arricchito di sfumature che prima non avevamo.
In “FrAme” anche Mark ha portato quei colori che a tutti sono sempre piaciuti, ma che non avevamo mai avuto modo di sperimentare.

Chi era quella “stupida piccola ragazza” di “Anthem”?
…hem…è una domanda che andrebbe fatta a qualcuno dei vecchi membri, quindi evito di dirti una cosa per un’altra:)

Tra il primo album e “Wings Of Time” risaltano subito all’attenzione il netto miglioramento della produzione ed una maggiore cura per le linee melodiche. C’è un approccio più melodico e ruffiano. Si capiva che la band voleva colpire l’attenzione.
I DGM di “Change Direction” si erano scrollati di dosso alcuni tecnicismi o aperture strumentali che andavano ad appesantire il sound. Così “Wings Of Time” rappresenta la naturale maturazione del processo evolutivo che hanno affrontato i DGM sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista della produzione. Grazie a quest’ultima e ai pezzi di “Wings Of Time”, il giappone si accorse di noi.
“BURNNN!!!” all’epoca dedicò a Diego un bel articolone. Da quel momento in Giappone abbiamo sempre avuta un’affezionata fetta di fan.

Con “Dreamland” inizia l’epoca sinfonica ed il progressivo avvicinamento ai Symphony X (ma si sente anche qualcosa dei progster Ivanhoe). Quanto ha significato per voi l’insegnamento di Russell Allen e soci? Questo accostamento è culminato in modo netto in “New Life”, facilmente intercambiabile con qualsiasi opening track della band statunitense, pur essendo, nel contempo, il migliore brano che abbiate composto.
Ognuno di noi, vecchi e nuovi membri, è stato ed è tuttora fan dei Symphony X. È chiaro quindi che l’influenza di Allen & Co. si senta. Tuttavia ritengo che “New Life”, pur avendo qualche richiamo alla band americana, gode sempre e comunque del tipico sound DGM, melodico ed aggressivo, che ci ha sempre contraddistinti da tanti altri colleghi nel settore power-prog.
[PAGEBREAK] Venendo ai nostri giorni, “Different Shapes” è stato un album sicuramente molto bello, ma per certi versi controverso. A fronte infatti di un’apertura estremamente coinvolgente (“New Life”), ma cupa, oscura e rabbiosa nei toni, il resto dell’album appariva invece orientato verso sonorità più lineari e solari. Si avvertiva insomma una certa disomogeneità rispetto alle premesse.
Invece, “FrAme” è estremamente coerente con l’apertura e mantiene un approccio costante durante tutto l’album. Fa capolino anche del melodic metal secondo la recente tradizione del duo Allen/Lande o, che dir si voglia, di Magnus Karlosson. È esatto dire che c’è meno synphonyc metal e più classic melodic nel vostro sound?
Si direi che la tua osservazione è perfetta: la melodia è sempre stato l’elemento predominante di ogni nostro pezzo e ritengo che il sound dei DGM sia maggiormente melodic che non symphonic, come invece molti ci attribuiscono.
“Different Shapes” è un gran disco, ma era anche la prima esperienza in casa DGM sia per Simone che per Emanuele. Anche noi, per la prima volta, lavoravamo insieme a nuovi musicisti. Ed è quindi normale che sia presente una minor compattezza, soprattutto se paragonato a “FrAme”. Inoltre la causa principale di quel lato oscuro e cupo di “Different Shapes” era un’atmosfera poco felice che vivevamo.
Con l’entrata di Mark e con il nuovo disco in testa, ognuno di noi ha avuto il suo spazio per lavorare e creare in tranquillità e armonia le parti, gli arrangiamenti ed i testi che hanno dato poi vita a “FrAme”

“FrAme” peraltro porta una novità: non vi sono ballate particolarmente lente, così come in passato. Un’indubbia coerenza. Ma è lo specchio di un cambiamento nel songwriting, mi sembra.
Ripetere ogni volta la struttura classica di un disco con una ballad smielata nel mezzo delle tracce ci aveva un po’ stancato. Inoltre eravamo tutti carichissimi: non credo che sarebbe mai uscito fuori un pezzo del genere.
“Fading & Falling” è la lenta del disco e pur essendo un pezzo più riflessivo e profondo, è molto graffiante e rock, energica ed emozionale. Qui Mark ha avuto tutto lo spazio per dare sfoggio della sua grande interpretazione vocale.

“FrAme” è un fotogramma rubato a chi?
“FrAme” è un fotogramma rubato alle nostre vite…
Il processo compositivo di questo album ci ha visto trascorrere momenti bellissimi che da parecchio tempo non vivevamo, anche dal punto di vista puramente emotivo. “FrAme” è il film composto da tutti questi fotogrammi ed è anche la cornice di una serie di scatti di vita indimenticabili, fatti di nuove esperienze.

Ed ora l’inevitabile tasto dolente. Cosa ha portato Titta Tani ad abbandonare la band? E, soprattutto, come siete passati di bene in meglio alla sorprendente voce di Mark Basile? Quale peso ha avuto Mark nelle nuove linee melodiche che, indubbiamente, sono tra le migliori mai composte dai DGM?
La separazione con Titta è dovuta sostanzialmente a divergenze caratteriali e professionali: inutile entrare nei dettagli. Mark è il classico portone aperto dopo la porta chiusa. Una volta comunicato che cercavamo un cantate ci sono arrivati moltissimi provini sia dall’Italia che da altri paesi. Tra i provinanti c’era anche Mark. Ascoltato il provino, gli abbiamo chiesto di fare un paio di prove insieme e il risultato è stato fantastico.
Dopo la sua ufficiale entrata nei DGM, abbiamo subito provato a vedere quale sinergia si sarebbe creata dal vivo suonando all’Italian Gods Of Metal. E credo che tutti si siano accorti delle qualità vocali e della spensieratezza di ognuno di noi nel riconoscere Mark come una garanzia dietro al microfono.
Come hai giustamente notato, le linee vocali sono fantastiche e questo grazie sia a Simone (che le aveva già in gran parte in testa), sia a Mark che in fase di pre-produzione ha saputo variare, arricchire e creare con gusto incredibile ciò che si può ascoltare su “FrAme”.

Il sound di “FrAme” è estremamente curato e corposo. È per questo che la band ha sentito la necessità di far rientrare, seppur come guest, Diego Regoli?
ahaha no no no… Diego è rimasto ed è tuttora un amico di tutti noi.
Fabio ed Io lo vediamo spesso e volentieri, abbiamo condiviso (chi più, chi meno) svariate esperienze con lui. Inoltre tra Diego e Simone è nata subito una grande affinità sia personale che musicale! Era impossibile non collaborare con lui, conoscendo soprattutto le sue capacità musicali.
[PAGEBREAK] Cosa vi ha portato a comporre un album a così poco tempo dal precedente successo? In effetti, l’attività dei DGM non conosce pausa dal 1997: ogni due anni circa, voi uscite con un nuovo album.
Quando ti piace suonare, quando sai che le altre persone con le quali suoni sono mosse dalla stessa passione, non è difficile guardarsi e dire “…nuovo disco?” “vai!” Più o meno è così.
In realtà, un elemento fondamentale che ci ha portati a scrivere un nuovo disco senza ragionarci troppo sopra è stato il vivere una situazione finalmente rilassata e serena, dove ognuno di noi era in armonia con gli altri.
Il fatto che i DGM facciano dischi piuttosto celermente è perché hanno sempre goduto, da un lato, di chitarristi molto prolifici, e dall’altro di musicisti che condividevano gli stessi punti di vista sugli arrangiamenti.
Simone ha scritto quasi per intero “FrAme” e poi a noi è toccato il compito di rendere il tutto più DGM possibile.

La vostra esperienza al ProgPower Fest è stato il modo per rendervi conto che, anche davanti ad altre famose band internazionali, voi meritate un posto di privilegio e rilievo. oppure l’occasione per capire che i DGM devono fare ancora tanta strada?
Il Prog Power è stata un’esperienza bellissima. Abbiamo fatto vedere che anche in Italia ci sono gruppi che spaccano dal vivo, che suonano veramente ciò che c’è sul disco… Credo sia stata l’occasione per far vedere che i DGM valgono più di tante altre band che invece sono sopravvalutate.
Noi siamo sempre usciti a testa alta in tutti i live: Gods Of Metal, Agglutination, Lagoa Burning Fest, RockArena, Italina Gods.
Dico questo non per presunzione, ma per i responsi che ci sono arrivati dai presenti.

Quale delle tante band conosciute on stage vi ha sorpreso particolarmente?
Ogni band che abbiamo avuto modo di conoscere e “spiare” dai backstage ci ha impressionato, chi per un motivo chi per un altro.
Difficilmente c’è capitato di rimanere delusi. Ogni volta capisci che chi sta sopra un palco ci si trova per qualità che noti solo da vicino: c’è chi ha acquisito la perfezione nel sound, chi delle eccelse capacità esecutive, chi ancora per la capacità di coinvolgimento…

Ho letto su di un forum statunitense che alcuni ragazzi si interrogavano sui tempi che avrebbe impiegato la Scarlet per inviare oltre Oceano il vostro disco. Ora che i DGM hanno tutte le carte in regola per lanciarsi al pari di altre cult-band, cosa intendete fare per promuovere al meglio l’ultimo album? Sarebbe un peccato sostituirlo a breve con un nuovo ennesimo capitolo…!
Noi stiamo cercando di fare il possibile per una decente promozione live. Purtroppo in Italia non ci sono agenzie serie che aiutino i gruppi in questo. Quindi ci si deve rimboccare le maniche e sperare per il meglio.
Via Web stiamo cercando di far girare il possibile il nostro nome, sia tramite MySpace che tramite Facebook. I social Network da questo punto di vista sono eccezionali per l’oltreocenao. Speriamo che chi di dovere si stia dando da fare.

Avete un contatto Facebook? vogliamo comunicarlo ai nostri lettori cosicché possano diventare al più presto vostri amici?
Vi lascio volentieri entrambi i contatti sia di MySpace che di Facebook

http://www.myspace.com/dgmprog

www.facebook.com/pages/DGM/5992735479

A presto Andrea. Spero di sentirvi al più presto nel meridione, dove risiedo.
Angelo grazie mille per lo spazio concesso ai DGM e un saluto a tutti i lettori di LoudVision
A presto…

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