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Di altri tentacoli

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Cadono in fallo coloro che credono che un capolavoro, nello specifico un capolavoro musicale, si concretizzi sempre e solo attraverso un’illuminazione improvvisa, un exploit estemporaneo; nella gran parte dei casi il genio è il prodotto di uno sforzo protratto nel tempo, di un’ampia sedimentazione di esperienze e di un processo di formazione spesso estenuante. “A Poison Tree”, nuovo lavoro dei Movie Star Junkies, non è disco che nasce da una momentanea scintilla di genio, ma è il parto finale di una lunga maturazione stilistica e contenutistica.

Se “Melville” era un lavoro perfettamente riuscito, rilettura barocca di stilemi blues punk pervasa da nervosismi dissonanti, “A Poison Tree” è qualcosa di nuovo, di più compiuto. Approfondire le scelte passate è significato per i MSJ scavare nel proprio tessuto sonoro, raggiungere il nocciolo di un complesso universo musicale e agirvi sopra senza alcuna remora ne timore reverenziale. I brani che compongono “A Poison Tree” sono frutto di uno sviluppo formale che va oltre le migliori attese: non una scelta sbagliata, non una forzatura, non un tassello mancante.

Il disco, uscito lo scorso giugno per la Voodoo Rhythm, è composto da otto brani per una durata di circa mezzora. Momenti di eccezionale intensità come la meravigliosa “Leyenda Negra” si interpolano a perfezione ad attimi di apparente distensione come “Walnut Tree” e “A Poison Tree”. “Under The Marble Faun” è una delle più efficaci ouvertures possibili, così come “All Winter Long” è una chiusura perfetta, tesa ed avvolgente. “A Poison Tree”, come ogni grande disco, si pone sia come fonte di ispirazione che come termine di paragone; è un lavoro di ampio respiro pur senza pretendere di essere tale, destinato a rimanere nel tempo senza perdere neanche una minima parte del suo carico di oscura vitalità.

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