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  • Diane Birch: Bible Belt

    Diane Birch

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Ha l’argento vivo in testa, ma non è un delfino

Diane Birch è una che è in viaggio da tutta la vita, eppure non ha mai smesso di pensare al soul.

La giovanissima cantante/cantautrice/pianista corona i suoi anni vissuti sulla strada con il suo debutto, che si intitola “Bible Belt” ed è l’oggettivazione di una maturità musicale da strabuzzamento d’occhi. Ascoltate “Bible Belt” e comprenderete perché questa ex-sconosciuta sia stata spesso paragonata ad Aretha Franklin.

Oltre ad avere un timbro vocale che non si esita a definire «unico», la Birch ha personalità da vendere a tranci, una scrittura musicale mai banale, che si balocca tra soul, gospel, blues e un filo di country; può fare, inoltre, sfoggio di testi intelligenti, iperpersonali eppure coinvolgenti, specie quelli di rivalsa (“Fools”, “Rise Up”) o le favoline autobiografiche (“Valentino”).

Se proprio vogliamo parlare di limiti, eccone uno: dove le 13 tracce, ascoltate singolarmente o sbocconcellate a gruppi di due/tre, sono fortemente emozionanti, l’album intero risulta un po’ stopposo.
La Diane Birch che ci piace è quella più arrabbiata e meno seria, meno romantica e più Aretha Franklin. La già citata e giustamente acclamatissima “Valentino”, omaggio a un amico immaginario del passato, ricostruisce a lampi di immagini il travagliato percorso di vita e di carriera della cantante. Lì si tratta proprio di amore.

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Contro

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