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La Differenza: Il Tempo non (D)Esiste brano per brano

Fabio Falcone e compagni tornano in scena con un disco davvero importante, per loro e per la loro carriera. Non un banale disco di cover come ha detto qualcuno ma un lavoro che omaggia l’uomo, l’artista e le sue opere. La Differenza sceglie dal cassetto 10 grandi brani della storia italiana, grandi per tutti noi e soprattutto per i ragazzi abruzzesi. Li arrangiano con i loro suoni, con un piglio maggiormente elettronico: un po’ rispettano le linee originali e un po’ si guardano attorno. E poi interpellano gli autori e li ospitano a casa loro, nel loro disco, con duetti che sono assai intriganti e a tratti emozionanti. Bennato, Ron, Ruggeri, Fortis, Cicco e tanti altri…cose di nicchia anche come “Oh oh oh” di Faust’ò, oppure la bellissima “È tardi” di Garbo. Insomma ci sono spunti di analisi, di storia e di tantissimo appeal musicale. Ed è affascinante capirne la resa oggi che per alcuni versi distiamo una vita, di arte, di tecnologia e soprattutto di vedute. Certi brani non hanno età. Ecco forse per questo il disco si intitola “Il Tempo non (D)Esiste”. Un solo inedito nell’album: “Molecolare” che forse, in una simile costruzione di stile, viene appena soffocato. In rete il bellissimo video con Edoardo Bennato.

La Differenza, “Il Tempo non (D)Esiste” brano per brano

Tira a Campare

Con Edoardo Bennato, confronto duro ed emozionante tra lui e la sua città, mentre oggi il testo del brano ci porta al fenomeno della neo-emigrazione del mondo giovanile, ai suoi dubbi e al conflitto senza pace tra l’andare e il restare.

Trappole

Con Eugenio Finardi, una storia cruda e bellissima di eroina e devastazione fisica scritta insieme a Valerio Negrini (il quinto Pooh che ci ha salutato da poco), la band asseconda la strada già tracciata per qualche battuta e poi la devia, rispettosa ma con un ghigno, verso suggestioni elettroniche; Fabio ed Eugenio intanto si scambiano le strofe da vecchi amici per poi doppiare l’inciso.

Sole Spento

Con Omar Pedrini. La terza traccia è un reggae che nella sua storia non è mai stato tale, per cui la band si concede l’eccezione di una canzone-culto come Sole Spento di Omar Pedrini. Il pezzo così prende la strada dell’ossimoro, in un dondolio dark ed abbagliante insieme, con quel testo che da bandiera del grunge non vuole gabbie, leggibile in mille modi diversi, come succede solo alle canzoni più importanti.

Molecolare

L’unico inedito del disco è Molecolare, preso in prestito da uno dei più interessanti autori della scena italiana, Davide Di Maggio (tra le altre cose ben noto per Cleptomania). Qui la band lascia spazio al gusto elettronico di Jakka e alla Produzione, giocando con gli accenti ed incalzando fino ad un pre-inciso reiterato e ad un ritornello particolarmente “catchy”. Testo bizzarro e furbissimo, scritto in condivisione con Falcone stesso, in cui c’è la disperazione di un uomo che cerca la verità nel contatto fisico con una compagna che glielo nega, per distacco o per disamore, con i due avvolti in un finale ambiguo.

Io Ti Cercherò

Con Ron è stato un momento di grande emozione per tutti. Un classico interiore, e per il produttore un lampo di adolescenza, un cortocircuito temporale. Qui la band si raccoglie intorno alla canzone, la sorprendente modulazione a metà del brano porta all’ultimo inciso finalmente liberato in un gioco a due voci, per poi ridiscendere in un ultimo soffio: “non sapevo di averti vicino mentre andavo lontano”.

Fortuna Che Non Era Niente

Con Alex Britti, in un pezzo bluesy ed intimista insieme: il “millenial” Fortuna Che Non Era Niente. Qui Alex detta subito le regole, con una chitarra delle sue in primo piano e la sua voce che domina la prima strofa. La band non stravolge l’arrangiamento di un tempo ma ne offre punti di vista differenti con qualche sostituzione d’accordo e suonini di sint liquidi, fino a farsi sentire nell’inciso senza timidezze. Brit-sound appunto.

Non Sarò Mai Quello Che Vuoi

Il cimentarsi in un pezzo degli Skiantos è wishful thinking ma la band a Roberto Antoni e soci vuole bene davvero, per cui Freak la perdonerà per la lesa maestà dell’operazione. Non Sarò Mai Quello Che Vuoi è energia pura, rifiuto dell’intromissione, una sana rivendicazione dei cazzi propri. Produttore e gruppo si sono divertiti un mondo. Le chitarre dominano in mezzo a fantasmini di elettronica, il batterista picchia, fuori c’è un sole che spacca le pietre.

Se Mi Vuoi

Un pezzo arrangiato dal leggendario maestro Ormi e con il testo della splendida Carla Vistarini, Tony Cicco alias Cico era ovviamente noto per essere un elemento solidissimo della storia della canzone italiana come batterista e cantante della Formula 3 di battistiana memoria. Il brano prese tutti di sorpresa per la sua eleganza ed efficacia e scalò le classifiche vestito di archi e di un piano elettrico dalle armonie jazzoidi. La band invece se n’è innamorata pensandolo tra rock ed elettronica, con sospensioni e strapiombi in cui si infilano le voci di Fabio e di Tony stesso, fino al climax magico e stremato.

Oh oh oh

Faust’o, al secolo Fausto Armando Rossi, è un artista pazzesco e, ci raccontano, un filo ombroso, cui la band non ha osato rivolgersi avendo letto che vive una parte del proprio repertorio, Oh Oh Oh compreso, in modo particolarmente critico. Il gruppo però si è lasciata trascinare dalla bellezza e dall’estraniamento consapevole del protagonista della sua canzone e ne ha fatto una versione quasi dance, fatta di elettronica aggressiva e di giochi di sostituzione armonica, chiedendo allo straordinario Alberto Fortis di stare al gioco. L’attualità dell’isolamento del narratore è talmente forte che ci è venuto naturale comunicarla così, con un senso di apparente e cupissima allegria.

È Tardi

Il Garbo di Berlino è stato un’icona per una generazione intera, ha scritto cose bellissime, ancor più belle dei suoi cappotti scuri infiniti e del pallore della sua espressione che erano già notevoli. Andando a scavare nel repertorio ci siamo imbattuti in Manifesti dell’88, che ci pare segnò un cambio di casa discografica e che produsse brani che andavano oltre i paradigmi della vecchia produzione. È Tardi (ormai) ci è sembrato un brano aperto e suscettibile di interpretazioni diverse.

Le Louvre

Mega hit dance degli inizi degli ottanta portata al successo da Diana Est. La canzone scritta per la parte testuale da Enrico Ruggeri era un inno modernista, con citazioni che andavano dal dada zurighese all’eleganza passée di musei dalle penombre molto affini all’epoca in cui uscì il disco. Travolgente e diretto. Da qui il desiderio di trasformarlo in un pezzo piano e archi, in cui il testo desse di gomito a rivolti armonici più sofisticati di quelli giocoforza utilizzati nella versione originale.

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