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Digital Revolution

Il cinema digitale come futuro della nostra industria cinematografica. “Chi Nasce Tondo…” è il frutto della collaborazione tra un gruppo di professionisti del cinema, tra cui il regista Alessandro Valori e lo sceneggiatore Pier Paolo Piciarelli, e gli studenti di cinque istituti superiori romani. Un film che parla, appunto, di Roma, dei suoi cittadini e della sua cultura, e che ha coinvolto i ragazzi stessi nella preparazione della sceneggiatura, ma anche sul set come comparse, costumisti e truccatori. Caratteristica principale del progetto è l’essere stato interamente realizzato in digitale, dalle riprese fino alla distribuzione che, vera novità in Italia (ma soluzione già ampiamente sperimentata all’estero), non si è avvalsa per niente del classico supporto in celluloide.

Complimenti per il film, da dove è nata l’idea della collaborazione con le scuole romane?
A. Valori: Da diverso tempo siamo impegnati nell’organizzazione di workshop nelle scuole della capitale volte a promuovere la passione per il cinema. La collaborazione con i cinque licei romani impegnati nel progetto è nata dall’idea di realizzare, nell’ambito della scuola di cinema digitale, un film sulla città di Roma.

I ragazzi come hanno reagito, si sono dimostrati interessati?
I ragazzi, di un’età compresa tra i 18 e i 20, sono tutt’altro che degli adolescenti sciocchii che vogliono parlare solo di storie d’amore. Anzi sono stati i primi a dirci di non voler trattare questo tipo di tematiche. Hanno subito recepito che era più interessante parlare della cultura romana, cercando di recuperare un certo tipo di cinema che comunque appartiene, nonostante l’età, anche al loro bagaglio culturale. Abbiamo voluto riportare alla luce un certo aspetto della tradizione italiana, anche dal punto di vista dialettale.

Come avete gestito il lavoro della stesura della sceneggiatura con i ragazzi?

P.P. Piciarelli: L’idea originale del soggetto del film nasce da un monologo che Valerio Mastandrea (protagonista del film, ndr) ha recitato in teatro, da cui abbiamo tratto la prima stesura del film. Successivamente abbiamo proposto la sceneggiatura ai ragazzi, i quali hanno espresso le loro opinioni. Noi abbiamo fatto tesoro dei loro consigli e siamo passati alla seconda stesura. I ragazzi hanno quindi visto il risultato delle loro idee messe su carta e hanno capito cosa poteva venire accettato e ciò che invece non poteva andare bene all’interno dell’economia del film.

Parliamo ora del digitale. Come mai avete deciso di usare questo tipo di supporto?
A. Valori: Il primo film in digitale lo abbiamo realizzato in alta definizione ma abbiamo registrato direttamente su hard disk senza passare per il nastro. Abbiamo deciso di sperimentare questo mezzo perché è più adatto a supportare un tipo di produzione indipendente con meno risorse dietro alla telecamera. Ciò non significa però che basta una telecamera per realizzare un film, ci deve essere preparazione per poter mettere insieme il tutto.

Quindi il digitale è il futuro?
Ovviamente, il digitale è il futuro. Ci vuole ancora molto lavoro per poter sviluppare al meglio questo nuovo mezzo che per ora trova ancora un grande muro davanti: non ci sono sale cinematografiche attrezzate per poter fare delle belle proiezioni e bisogna ancora riversare il film dal digitale alla pellicola. In ogni caso il digitale appartiene ad un mondo nuovo, affascinante che si è aperto solo da una decina d’anni, la tecnologia si deve ancora sviluppare. Non dimentichiamo comunque che la ricerca tecnologia passa attraverso la ricerca stilistica.

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