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Sembriamo i Justice, ma non lo siamo

Jens Moelle e ?smail Tüfekçi. A vederli, uno si spaventa e basta (il primo sembra un ragazzino denutrito, il secondo un orso incattivito in uno zoo della Turchia); ad ascoltarli, quello stesso uno pensa siano parenti dei Justice, solo che i Digitalism provengono dal mondo germanico.

“I Love You Dude” è il secondo album in studio per la band dance punk, che in realtà è molto più dedita all’elettronica e all’house ultimamente. I dieci pezzi, i quali riprodotti di seguito scatenano movimenti incontrollabili, non presentano grandi innovazioni rispetto al passato “Idealism” (2007), se non per il fatto che la stramba “Forrest Gump” sia stata scritta insieme a Julian Casablancas.
Sintetizzatori e unz a palate.

Da un gruppo così ben lanciato ci si aspettava una sorpresona, ma forse è questione di tempo.
Chi ha amato i Digitalism fin dall’inizio non potrà che cadere- ancora- nella loro trappola di ipnotico ritmo danzereccio.
Il minimalismo della copertina attirerà persino i seguaci del design d’interni, che non è poco.

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