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  • Dimartino: Afrodite

    42 Records / none

    Data di uscita: 25-01-2019

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Afrodite“, quarto disco in studio di Dimartino pubblicato il 25 gennaio per 42 Records, è stata una visione,  scorta dal cantautore siciliano stesso sul Monte Erice (dove ora c’è il Tempio di Venere) dalla finestra dell’ospedale di Trapani, dove si trovava in occasione della nascita di sua figlia. La Dea della bellezza, o meglio, della protezione della bellezza, immaginata dall’artista come scudo, come bolla, per difendere proprio i nostri piccoli dalla raffica di male che li circonda.

Un titolo così denso di significato non poteva non riservare un disco di altissimo livello, sia dal punto di vista testuale che musicale. Dalla dimensione del villaggio culturale e provinciale di “Un paese ci vuole”, il cantautore siciliano nel nuovo lavoro si sposta nella metropoli palermitana, raccontando storie di periferia e istantanee di straordinaria quotidianità, riportandoci per tematiche in alcuni episodi del secondo abum “Sarebbe bello non lasciarsi mai ma abbandonarsi ogni tanto è utile”, con un upgrade significativo, quello di diventare padre, e quindi osservare il mondo da una prospettiva diversa.

Non manca neanche in questo progetto la capacità evocativa del cantautore, suo vero marchio di fabbrica, secondo a pochi nel far immaginare a chi ascolta esattamente quello che sta descrivendo, come succede soprattutto nella visionaria “Daniela balla la samba” e  in “La luna e il bingo”. Le ispirazioni anni 70′ fanno da sfondo a un sound moderno, sapientemente curato dalle mani del producer Matteo Cantaluppo (Thegiornalisti, Ex-Otago), che però non scade mai nel cliché “italo-indie” del momento, anzi, viene impreziosito da ottimi arrangiamenti (curati con la collaborazione del tastierista Angelo Trabace) e deliziosi virtuosismi come il solo di sax in “Cuore Intero” oltre che da interventi di percussioni che contribuiscono a rendere l’equilibrio musicale del progetto unico e originale.

Nelle dieci tracce riecheggiano i cantautori “classici” cari all’artista, da Battisti a Dalla, ma anche alcuni più recenti come Riccardo Sinigallia, la cui anima si palesa in “Liberarci dal male”, il capitolo più bello del disco insieme alla traccia che lo precede “Ci diamo un bacio”, brano sull’incontro-scontro dei malentesi di coppia interpretato su un beat percussivo irresistibile che si sospende in un bridge di archi di rara bellezza. Gioca con i contrasti Dimartino, e lo fa oltre che con il singolo “Giorni Buoni” (fatti di ore crudeli) anche in “Pesce d’Aprile”, dove si racconta il paradosso di accettare come normali alcune situazioni fuori dall’ordinario (C’è un terrorista in cortile-Un’autobomba alla scuola-E entravi in seconda ora o rischiamo di morire)  ma sposta anche l’attenzione su quanto cambia la visione delle persone una volta diventate adulte (come fa in “Due personaggi”, dove canta di vivere “nel dramma di una vita normale”) e soprattutto genitori, come nell’incantevole “Feste comandate” (Pioggia tra le mani, tempeste colorate-Io tutto questo amore, sono sincero, no-Io non l’avevo previsto, non l’avevo previsto).

È arrivato nel momento migliore “Afrodite”, album prezioso per contenuti e significato che potrebbe allargare la già abbondante cerchia di ascoltatori di Dimartino, contrassegnando un nuovo importante traguardo della sua carriera solista iniziata dieci anni fa con il disco-cult “Cara maestra abbiamo perso”. Un cammino musicale lungo e indispensabile, caratterizzato da esperienze, nuove scoperte, ricerche ed evoluzioni, com’è giusto e che sia e che, purtroppo, sempre meno artisti intraprendono sperando nel classico salto nel buio, cercando di seguire esclusivamente la tendenza del momento o aspettando la tipica “botta di fortuna”, facendo del male non solo a se stessi ma all’arte stessa.

 

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