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  • Dio: Master Of The Moon

    Dio

    Data di uscita: 01-01-2004

    Loudvision:
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One more for the road

Ronnie James Dio e soci mantengono fede alla loro tradizione più recente.
Quella sempre fedele all’hard’n’heavy, heavy rock (chiamatelo un po’ come volete) dalle velleità epiche, dai testi fantasy, i quali qui assumono i connotati di piccole poesie narrate da un cantastorie al di là delle questioni di spazio e tempo. È tradizione più recente, si è detto, quindi più legata alla grinta ed energia delle interpretazioni vocali che prendono vita su riff monolitici, che a suggestioni armonico-melodiche. Più vicina all’heavy metal classico che all’hard rock, in sostanza.
Ottima la title track, una canzone inquieta, spigolosa e nervosa, che d’un tratto si apre alla luce attraverso l’inaspettata serenità della melodia del ritornello. Che è, per l’appunto, uno dei pochi nel suo genere in un disco che predilige atmosfere cupe e pesanti, e che alla velocità preferisce il mid-tempo e ritmi meno serrati, quasi volendo sottolineare l’imponenza a cui i pezzi qui presentati sembrano tenere in maniera particolare. Queste le prove: “The Man Who Would Be King”, lenta e inesorabile, fatto di chiaroscuri umorali che non mancano di attirare l’attenzione dell’ascoltatore; “The Eyes” si sposta dalla ritmica quasi marziale della strofa a un ritornello più melodico, spezzando così un mood oscuro e sinistro. Non si tralasciano situazioni più anthemiche, come “I Am” ci dimostra, rivelandosi un pezzo il cui ritornello sarebbe perfetto da cantare a voce persa in un concerto da stadio gremito.
Alla regola che vuole una predominanza di atmosfere imponenti e ritmi rallentati sfugge però l’opener “One More For The Road” – un pezzo ottimo da ascoltare in auto, meglio se in viaggio, sulla strada, come sembra suggerire lo stesso suo titolo. Idem per la settima traccia, “Living The Lie”, che insiste fermamente sulla sua vocazione ’80ies-style, uno stile e un periodo che sicuramente saranno ancora nel cuore di quella fetta di pubblico a cui si rivolge questo album.
Sì, è vero, di anni ne sono passati e probabilmente qua e là si sente un po’ di stanca, come poca freschezza. Quasi una mancanza di quei guizzi che elevano il valore di un’opera e che, pur non mancando in diverse occasioni, non ci sono ovunque se ne senta la necessità. La classe, però, quella c’é ancora: Ronnie James Dio e la sua band sanno come si realizza un album, risultando al tempo stesso più efficaci, più incazzati e pure più raffinati di tanti loro colleghi più giovani.
“Master of The Moon” non farà gridare al miracolo, ma è l’ennesima, gradita conferma di un artista di assoluto valore.

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