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Diodato, in concerto a Napoli: report live

Quando poche settimane fa lo avevamo intervistato, Antonio Diodato (o come piace chiamarlo a noi Donato da Giove) ci aveva annunciato che questo nuovo tour era quasi promozionale ed era giusto lasciare spazio quasi essenzialmente ai nuovi brani, ma davvero ci si riesce a staccare così nettamente da tutto ciò che c’era prima? Abbiamo deciso di scoprirlo seguendo Diodato nella tappa napoletana del tour, al Lanificio 25, complesso architettonico pertinente alla quattrocentesca Insula di Santa Caterina a Formiello, chiostro della omonima chiesa, trasformata nel corso del XVIII secolo in fabbrica di lana, oggi si impone come uno spazio avente una storia secolare, che però non smette di rinnovarsi attirando a sè performancers ed artisti affermati o emergenti – coniugando così costantemente l’antico ed il nuovo. Quindi di sicuro Diodato non ha lasciato nulla al caso, neppure le location per i suoi tour.

Ma addentriamoci nel vivo, le vendite non hanno raggiunto il sold out anticipato, ma la sala era gremita, e l’atmosfera già viva e attenta a partire dall’Intro, (senza cantante e seppur breve) è quasi da gioventù sonica. Istantanea, strumentale e con distorsioni. Spicca l’adoperarsi del chitarrista Daniele Fiaschi. Ma anche gli altri componenti di questa elettro-orchestrina non sono da meno. Lo show, davanti a una platea particolarmente attenta, è un crescendo continuo.

A questo punto fa il suo ingresso lo show man della serata, per una ora e mezza di puro percorso emozionale. Il concerto prende avvio con un’atmosfera dark che man mano si accende, mettendo al centro il cantante che intona il brano che da nome a questo bellissimo disco, un nome che corrisponde a quella domanda che il cantante sembra rivolgere a noi per capire se stesso: “Cosa siamo diventati?”.
“Colpevoli” tratta invece , la sensazione lacerante di essere uniti nello spirito con qualcuno che si ama ma costretti a vagare in solitudine, cercando un nuovo senso alla propria esistenza. Sentimenti, vissuti, incontri, passioni. Urlo interiore che diviene animosità e che sul palco si sprigiona. 

Il brano successivo è “Paralisi”, tra sabbie mobili e sguardi che si tramutano in altri, più malinconici, sulle note di “Fiori immaginari”, un brano invece romantico e dolcissimo.
Diodato sceglie di far continuare la scaletta con un altro brano del nuovo disco “Guai”, che si caratterizza per essere un racconto conturbante e al contempo poetico, in grado di coinvolgere, come solo i migliori artisti sanno fare, l’ascoltatore.

Fino a questo punto la presentazione fatta durante la nostra intervista sembra essere coerente: tour promozionale = brani del nuovo album, ce ne stiamo davvero convincendo quando invece parte con “La luce di questa stanza”, e invece viene annunciato un ritorno al passato nella scaletta e ci si scatena con passione sulle note di “Ubriaco” , de ”I miei demoni” e di ”Ma che vuoi?”.

Ma se “Cosa siamo diventati” è il secondo disco di inediti, nel 2014 Diodato ci ha regalato un disco di cover d’autore a cui non poteva non fare un tributo anche live, ed ecco così ”Amore che vieni, amore che vai’‘ di Fabrizio De Andrè e “Ciao ciao bambina”.

E’ tempo per il singolo che ha anticipato l’uscita di questo ”Cosa siamo diventati”, è tempo per un  amore senza confini: quello narrato in ‘‘Mi si scioglie la bocca”, una canzone che fa letteralmente sognare, infondendo speranza e straordinaria positività, come fa l’amore al suo iniziale sbocciare.

La speranza di un futuro più luminoso scorre fluida sulle melodie di ”Per la prima volta” e il rock si accresce ne ‘La verità”. Chiude il primo set il primo pezzo del nuovo disco di Diodato, ”Uomo fragile” .

La band fa ritorno sul palco per un “bis rinforzato” con ben quattro brani: la travolgente ‘‘Capello bianco”, la sensuale ‘‘Se solo avessi un altro” e la splendida, Sanremese, ”Babilonia”.

Sì queste sono solo tre. Il gran finale è affidato a ”Di questa felicità” che canta appunto come essa talvolta sia così incontenibile da diventare anche difficile da gestire. 

Che dire in conclusione? Un mix emozionale di stili differenti, sentimenti urlati e una speranza nel futuro che ci lascia tutti fiduciosi.

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