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Diodato live all’Auditorium Parco della Musica di Roma, report e scaletta

La Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ha confermato in un sold out che Diodato è un Artista con la A volutamente maiuscola. La stessa A di “A ritrovar bellezza“, un evento-concerto, andato in scena mercoledì 15 aprile 2015, ricco di grandi ospiti.

Il live inizia in elegante ritardo tra luci viola, evocando il dormiveglia o un sogno ad occhi aperti. La voce di Roberto Pedicini narra una scena quotidiana. Le certezze dei dettagli e la loro semplicità. Ed ecco un altro punto a favore di Diodato: la semplicità. Nulla è più piacevole ed elegante della semplicità.

Senza fine” è il pezzo che apre la parte musicale. La voce dolcemente riverberata di Diodato e poi l’esplosione dell’Orchestra che, oltre ai membri della band Alessandro Pizzonia, Danilo Bigioni, Duilio Galioto e Daniele Fiaschi, vanta la presenza di Rodrigo D’Erasmo e Gnu Quartet, i fiati di Roy Paci con la Velvet Brass Band, la voce di Manuel Agnelli, e ancora Daniele Silvestri e Renzo Rubino.

Con Silvestri, Diodato duetta in “Piove“. Su queste note scivola via dal viso di Diodato la tensione mista all’emozione, ed eccolo ebbro di bellezza. Cavalca il palco e l’orchestra è impeccabile in ogni brano.
Notevole come ogni canzone comunichi, nei suoni curati da Daniele “il Mafio” Tortora, una consapevole ricerca stilistica. Così, di pezzo in pezzo, si valorizzano la sensualità della ritmica, spiccata nei richiami jazz, la superba eleganza degli archi e l’onirico flauto, l’imponenza degli ottoni e la modernità delle tastiere e dei synth.

La Voce del Silenzio“, e sul palco sale anche Manuel Agnelli. Tumultuoso e graffiante Agnelli, intimo ed emozionante Diodato. Al termine del brano i due si abbracciano con sincero affetto. “Canzone per Te” si adorna come un tango e viene cantata con Renzo Rubino. A seguire, con il pubblico “ duetterà” sulle parole di Luigi Tenco, perché «se stasera sono qui, è per condividere», sussurra.

Arpeggi di chitarra, Gnu Quartet e il violino di D’Erasmo a dar musica alla scena e la prima parte del live si conclude con “Eternità“, brano che più di tutti fa apprezzare la presenza scenica di Diodato.

La seconda parte dello show è rock. Parte la festa! I brani sono tutti estratti da “E forse son pazzo“. La musica diventa trascinante e passa da “Capello Bianco” a “I Miei Demoni” sino ad arrivare alla cover di Fabrizio De André che di nuovo riunisce tutti gli ospiti. Dopo i ringraziamenti sinceri, Diodato propone i suoi primi pezzi. Lì, dove tutto è cominciato, dice: “Ubriaco“, “Babilonia“.

Termina il concerto, ma il pubblico non ci sta. Insiste e a luci di sala già accese e con i tecnici pronti a smontare, Diodato torna con gli occhi pieni di gioia e su due piedi mette intona “Patologia“, seduto in proscenio. È la ninna nanna. Questa volta ci saluta davvero.

In attesa di rivederlo presto live, vale la pena, per chi ancora non abbia avuto il piacere di conoscere i lavori del giovane pugliese, di rimettersi in pari. Ne sarà sorpreso. Con Domenico Modugno, Diodato condivide la capacità di arrivare al cuore, agli occhi, alle orecchie. Perdutamente sincero, come la sua musica e come la bellezza.

La scaletta
Senza fine
Piove
Il cielo
Non arrossire
La voce del silenzio
Ritornerai
Arrivederci
Canzone per te
Se stasera sono qui
Eternità
———
Capello bianco
I miei demoni
Se solo avessi un altro
Amore che vieni, amore che vai
Ubriaco
Babilonia
——–
Patologia

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