Home > Interviste > Diodato: A Sanremo 2014 col sorriso!

Diodato: A Sanremo 2014 col sorriso!

Antonio Diodato è un giovane cantautore tarantino.
Ci siamo occupati di lui e del suo disco d’esordio “E Forse Sono Pazzo” (Le Narcisse) negli scorsi mesi.
Abbiamo il piacere di raggiungerlo telefonicamente alla vigilia del Festival di Sanremo, che lo vedrà esibirsi, nella serata di mercoledì, fra la rosa delle nuove proposte, col brano “Babilonia”.
Ecco quello che ci siamo detti.

Ciao Antonio, benvenuto su Loudvision!
Ciao Laura, per me è un piacere essere di nuovo vostro “ospite” (ride, ndr).

Cominciamo subito con una domanda a bruciapelo… Ti senti pronto per il Festival? Cosa ti aspetti da questa avventura sanremese?
Mi sento pronto, mi aspetto soprattutto di divertirmi e di godermela con una certa tranquillità; purtroppo si crea sempre troppa aspettativa attorno a certe esperienze, rischia di crearsi una sorta di caos. Sono particolarmente felice di prendere parte a questa edizione che vedo più ordinata e aperta agli artisti, rispetto alle edizioni degli anni scorsi. Ero rimasto piacevolmente colpito dalla coppia Fazio-Littizetto, già lo scorso anno. L’unica cosa che mi auguro veramente, è di riuscire a farmi conoscere con questa esperienza e di poter girare/suonare un po’ in giro per l’Italia. Questo è quello che mi preme maggiormente.

La tua è una risposta molto sensata ed assennata, non sembri di certo uno che “si monterà la testa” dopo il Festival. Anche nel tuo disco si respira una certa maturità, non sembra nemmeno un lavoro d’esordio.
Ti ringrazio, è una cosa che mi stanno dicendo in molti e mi fa estremamente piacere. Guarda, sono partito con l’intenzione di non fare un lavoro autobiografico, un po’ per timore ad espormi, un po’ perché appunto essendo un esordio non sapevo bene come pormi. Man mano che scrivevo i pezzi, mi rendevo conto che finivo inevitabilmente per parlare di me; ho affrontato temi che mi toccano da vicino come lo scorrere del tempo, l’egoismo, la paura umana. Poi ci sono dentro molte influenze, a livello musicale.

Si avverte fin dal primo ascolto una stratificazione interna al disco, più influenze, echi del passato (soprattutto il cantautorato anni ’60), ma anche sonorità, passami il termine, moderne.
Sì ho cercato di approcciarmi da diversi punti di vista a “E Forse Sono Pazzo”, c’è sì un omaggio alla musica italiana anni ’60, che ti confesso ho riscoperto negli anni di maturità, perché prima ascoltavo cose completamente diverse, ero affascinato dalla scena inglese, amavo i suoni puliti. C’è un po’ tutto questo nel disco e ci tengo a precisare che ha potuto nascere ed assumere questa veste proprio grazie alla piccola etichetta a cui mi sono appoggiato. Ho potuto seguire personalmente ogni passo e sono stato davvero libero di lavorare come meglio potevo.

Ho ritrovato una certa artigianalità nel tuo metodo di lavoro: l’attenzione ai dettagli, alle sfumature, anche nella composizione finale. Tutto è seguito passo passo. Sembri quasi un artigiano del Suono. Questo è solo il modo in cui ti ho colto io… tu come ti definiresti oggi? 
(ride, ndr) Ti ringrazio, è una definizione molto bella e poetica. Io fatico a trovare una definizione che mi rappresenti, ci pensavo proprio in questi giorni. Ad esempio, non mi sento “cantautore”, per me è un termine accostabile solo a grandi cantautori della musica, come De André; io non mi sento sicuramente all’altezza di una simile definizione. Mi limito a cantare quello che scrivo e ciò è un po’ un mix, una sorta di flusso di coscienza che finisce nei miei pezzi. Ancora una volta ribadisco che ho potuto lavorare così, grazie alla sinergia del mio team di lavoro, che mi ha permesso di potermi arricchire a livello umano e musicale, non soltanto di potere esprimere le mie emozioni.
Quindi per rispondere alla tua domanda… ehm, non so darmi una definizione! (ride, ndr)

Ecco, è proprio quello che volevo mi dicessi. Personalmente trovo le definizioni limitanti per il tipo di musica che fai tu. Non credo sia opportuno nemmeno etichettarti sotto un preciso genere, per quanto mi rendo conto “faccia comodo” a chi non ti conosce e non sa cosa aspettarsi della tua musica. 
Fra l’altro, ascoltando il tuo disco ho avuto una serie di immagini mentali e momenti di forte emozione. Non ti nascondo che ascoltando “Babilonia”, mi sono commossa.
Sono colpito, molto. Grazie Laura, non ti nascondo la mia felicità per essere riuscito ad emozionarti e a renderti partecipe nel profondo. Grazie, davvero. Sono partito proprio con l’idea di emozionare, perché io stesso mi emozionavo cantando questi pezzi. Questo si sente soprattutto in “Amore Che Vieni, Amore Che Vai”, la cover del celeberrimo pezzo di Faber che ho riproposto; quello è un pezzo sulla disillusione dei sentimenti, ma mi sono accorto cantandola, che la mia versione, sembra quasi contraddire lo scopo per cui è stata fatta. Io ci mettevo passione, illusione, tutti gli elementi dell’Amore.
Ero emozionato e tuttora è un pezzo che mi emoziona molto.

Parliamo di “Babilonia”, il pezzo che presenterai sul palco dell’Ariston. Come mai la scelta è caduta proprio su questo brano? Anche in questo caso, mi sembra si possa definirlo molto “tuo”.
Sì, è verissimo, “Babilonia” è nata in un periodo particolare, di scelte importanti, riflessioni sulla mia vita. Tratta di passioni umane. Le passioni umane sono tutte quelle forze che ci mettono in discussione, possono essere per l’Arte o per la Vita stessa. Sono proprio le passioni che ci danno la forza di superare quelle gabbie, quei vincoli che ci creiamo attorno, per la Paura. La paura di perdere ogni cosa e per questo la gabbia, il limite, è più rassicurante.
“Babilonia” parte da questo, è un brano dove mi metto molto a nudo, dove confesso le mie paure, creandoci attorno un bellissimo arrangiamento. Inoltre a Sanremo, sarò accompagnato da Rodrigo D’Erasmo e da Roy Paci.

E cosa pensi degli artisti in gara? 
Come ti dicevo, c’è molta qualità in questa edizione, nomi e ospiti illustri, sono meravigliato e mi sento fortunatissimo di fare parte di un cast tanto pregevole. I pezzi poi, sono molto belli; è proprio questa la bellezza del Festival, aver ristabilito la giusta priorità, aver dato di nuovo, finalmente, importanza alla Musica, alle canzoni, al di là di scandali e polemiche.
Sanremo dev’essere la fotografia di quello che viviamo, del panorama musicale italiano, quindi è giustissima questa apertura verso sonorità differenti, dal rap, alla dance, alla canzone d’autore, all’indie. E gli ospiti poi… Damien Rice, Paolo Nutini… grandissimi nomi del panorama internazionale, mie fonti di ispirazione. Nutini è bravissimo, gioioso, sembra che faccia l’amore con la Musica.
Sono senza parole ed emozionatissimo. Speriamo di cantare bene! (ride ndr)
Mi sento molto fortunato, Laura. È un periodo splendido della mia vita e sto vivendo appieno quello per cui ho lottato per anni, quindi mi sento oltre che fortunato, privilegiato. Quando ti dedichi alla Musica anima e corpo devi mettere in conto rinunce molto importanti, ma la Musica mi sta ripagando, sul serio, di tutto.

La tua gioia è meravigliosa e contagiosa. E adoro il tuo modo gioioso di vivere la Vita e la Musica.
Grazie, grazie sul serio, Laura. Invecchiando mi sono “rassegnato” al mio essere gioioso, io sono così, il mio approccio alla musica è questo. Una grande lezione che mi ha trasmesso la Vita (e ovviamente anche la Musica), è stata quella di non arrendermi davanti a nulla e di non avere pregiudizi verso gli altri, ad esempio verso i colleghi che fanno generi diversi dal mio. Come nel caso dei dj Sweedish House Mafia: c’ho girato alcuni giorni qualche estate fa e vedendoli lavorare, ho notato passione ed impegno che non rendono diversa la loro musica, da quello che fanno altri grandi artisti e cantautori.

Condivido il tuo pensiero e aborro i “talebani della musica”, quelli che giudicano e precludono, basandosi sulle etichette.
Già, la Musica dev’essere qualcosa di contagioso, che è bello condividere. Quello che mi auguro è di incontrare tante persone, tante anime a cui regalare parte della mia anima e del mio sorriso. Ho la sensazione che succederanno cose belle. Voglio condividere il mio successo con chi c’era, c’è stato e con chi si è aggiunto. Come Rodrigo e Roy, due personalità diversissime, ma accomunate da questo amore viscerale per i suoni.

Credo di non essermi mai ritrovata nelle parole di un Artista, come nel caso di questa nostra chiacchierata. Comunque vadano le cose, tu per me, hai vinto.
La condivisione, secondo me, è il vero senso della vita. Non ha senso essere felici, se non puoi esserlo con qualcun altro.

Sono emozionatissimo io, adesso, Laura. Hai presente il film “Into The Wild”? Si diceva una frase simile, “la felicità è tale, solo se può essere condivisa”.
Sono veramente felice di questa nostra chiacchierata e di averti potuto aprire il cuore.
In “Babilonia” c’è anche questo desiderio di condivisione, contrapposto alle scelte che a volte ci allontanano dalle cose e dalle persone.

Sono emozionata e commossa. Ti faccio un’ultima domanda. Oltre a “Babilonia”, mi sono innamorata di “Patologia”. Sbaglio o anche questo pezzo è un concentrato di te? Ti senti patologico?
Oddio, mi piacerebbe esserlo! 
La verità è che il più delle volte sono affetto da tante patologie (ride ndr). A me piacerebbe avere un pubblico sensibile a questi aspetti, che sa cogliere, come hai fatto tu, il senso del mio lavoro. Il pezzo nasce mettendo in piazza una mia patologia vera, desideravo porre ordine nella mia vita e a livello di sonorità, mi sono appoggiata a ritmi molto slow.

Le tue parole mi fanno ripensare al pezzo di “Altrove” di Morgan “Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni”.
E dici poco, sono onorato. Non ho più paura di mostrare ciò che sono, le mie paure e le mie fragilità. Voglio sorridere alla vita e al prossimo. Sono orgoglioso di ciò che sono e faccio. Sono orgoglioso di tutto questo.

La telefonata si conclude con un abbraccio metaforico e la promessa di rivederci proprio nel corso di un concerto.
Diodato è vivo: ama la vita, si approccia ad essa con umiltà e gioia, il suo rapporto con la Musica è autentico e sincero, come è emerso nel corso di questa nostra chiacchierata.
Riascoltando le sue parole, mi sono commossa.
Non nascondo nemmmeno io questa mia fragilità.

Mentre scrivo, ho saputo che Antonio ha passato le selezioni della prima serata del Festival.
L’emozione cresce e il mio augurio è solo uno, trasmettere il sorriso e la gioia di vivere al prossimo, la voglia e il desiderio di emozionarsi, di essere preda di una “Babilonia” interiore.
È così bello sentirsi vivi.
Grazie Antonio.

Scroll To Top