Home > Rubriche > Music Industry > Diritti d’autore: alcune problematiche relative a Soundreef

Diritti d’autore: alcune problematiche relative a Soundreef

Come qualcuno avrà notato, in Italia è stato (parzialmente) “liberalizzato” il mercato (precedentemente monopolio della SIAE) della raccolta e distribuzione dei diritti d’autore, attraverso il recepimento della Direttiva Barnier (Direttiva 2014/26/UE).

A seguito di tale evento, ha iniziato la sua attività di gestione dei diritti di autore nel territorio italiano anche l’associazione Liberi Editori ed Autori (“LEA”).

Perché vi parlo di LEA? Perché LEA ha il compito di operare in Italia per conto della società inglese Soundreef Ltd., fondata nel 2011 di cui sicuramente avrete ricevuto notizia.

È fatto notorio, infatti, che Soundreef ha assunto il ruolo di principale “antagonista” della Società Italiana Autori ed Editori (“SIAE”), nonostante le due “collecting” abbiano recentemente stretto un accordo (che andrà definito meglio nei prossimi mesi) per la riscossione dei proventi.

Dalle tante domande ricevute da parte di iscritti a Soundreef (o aspiranti tali), è emersa l’esigenza di un breve articolo che metta in luce alcune problematiche sulla modalità di raccolta e, conseguentemente, di pagamento dei compensi in favore dei propri iscritti.

Leggendo, innanzitutto, il contratto di adesione, nonché navigando sul sito di Soundreef, si evince che chi intende iscriversi, se vuole ricevere dei compensi, dovrebbe necessariamente creare un proprio conto PayPal.

Fino alla soglia di 5.000,00 euro di compensi maturati per l’iscritto non ha alternativa che ricevere i propri compensi attraverso PayPal (notizia confermata dal servizio clienti della stessa collecting). Una volta superata detta soglia ci sarebbe la possibilità di ricevere i compensi tramite bonifico.

Sebbene l’apertura di un conto PayPal non comporti dei costi, sembrerebbe però comportare l’applicazione di commissioni, pari fino al 3,4% + 0,35 euro per pagamento ricevuto (in quanto sarebbe considerato da PayPal una vendita).

Inoltre, Soundreef richiede (diversamente da SIAE), all’atto del deposito, l’indicazione del codice ISRC, pur non essendo obbligatorio.

Il codice ISRC (International Standard Recording Code) è un codice internazionale standard per l’identificazione in maniera univoca di registrazioni audio e video. È una sorta di “carta di identità” per le registrazioni.

Il codice ISRC si distingue dal codice ISWC (International Standard Musical Work Code) che invece identifica le opere musicali, ossia contiene i dati relativi alla creazione di un’opera.

Occorre quindi capire la differenza tra opera musicale e registrazione audio.

Un’opera musicale, tutelata dal diritto d’autore e indicata con il codice ISWC, è il risultato dell’attività creativa di un autore e di un compositore, i quali creano rispettivamente il testo e la parte musicale di detta opera.

La registrazione, invece, è la fissazione su un supporto (digitale o fisico), attraverso l’interpretazione di uno o più musicisti e cantanti, dell’opera musicale.

Da un’unica opera musicale possono scaturire diverse e molteplici registrazioni (pensate alle “cover”), oppure al caso (ormai frequentissimo, data l’importanza di Spotify) di pubblicazione di un brano musicale prima come singolo e poi come traccia di un album.

Ognuna di esse verrà indicata con un proprio codice ISRC, mentre l’opera musicale avrà lo stesso codice ISWC.

Notate bene: il cantante il cui nome compare accanto al titolo di un brano non necessariamente è l’autore di quel brano!

Cosa succede se l’autore/compositore finisce il suo lavoro e solo dopo diversi mesi gli artisti vanno in studio a registrare e solo dopo altri ulteriori mesi (magari per ragioni di marketing) viene pubblicato il brano?

Come fa, infatti, un autore a depositare la sua opera se non sa (se e) quando verrà pubblicata dall’artista o dalla sua etichetta la registrazione? Dovrebbe effettuare il deposito e aspettare che terze persone gli comunichino il codice ISRC e ripetere tale operazione per ciascuna registrazione che scaturisce dalla sua opera?

Alla luce di quanto detto, avrete intuito che un soggetto che si occupa della raccolta dei compensi dei propri iscritti, che sono autori e compositori, non dovrebbe richiedere, all’atto del deposito, la comunicazione del codice ISRC, semplicemente perché non è detto che il proprio iscritto lo sappia e perché, più banalmente, non è un codice che identifica l’opera musicale, ossia il frutto del suo lavoro.

Per tali ragioni, altre collecting, quale SIAE, all’atto del deposito richiedono i dati relativi agli aventi diritto (autori, compositori, editori), i dati relativi all’opera musicale, ma non l’inserimento del codice ISRC. Verrà bensì generato dal sistema il codice ISWC.

Per tutte le ragioni suesposte, sembrerebbe destare alcune perplessità, sotto il punto di vista logico e sotto quello giuridico, il sistema adottato da Soundreef, la quale gestisce i diritti degli autori e non degli interpreti.

di Andrea Allegritti

 

Scroll To Top