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  • Dirty Projectors: Bitte Orca

    Dirty Projectors

    Data di uscita: 09-06-2009

    Loudvision:
    Lettori:

Ci vuole calma e sangue freddo…

… per sopportare il primo approccio con i Dirty Projectors.
Giunto al sesto album in studio, il collettivo guidato da Dave Longstreth potrebbe apparire come l’ennesimo gruppo freak/psych/folk/pop sulla scia di un altro collettivo, quello Animale che tanto irrita ogni ascoltatore dotato di buon gusto. E un ascolto superficiale di “Bitte Orca” parrebbe confermare il pregiudizio.

E invece, e invece; e invece, con il tempo, si comincia a venire a capo di quello che è indubbiamente un disco difficile e imperfetto, ma ricco di fascino. Difficile perché, pur mantenendo un’anima pop ben marcata, manca di strutture semplici, di melodie appiccicose o di qualsiasi ammiccamento all’ascoltatore. “Bitte Orca” passa senza soluzione di continuità dal funk al soul, dall’elettropop al folk, con un’ecletticità che potrebbe addirittura far gridare “al prog, al prog!”.

Eppure a “Bitte Orca” non manca una certa dose di coerenza interna, che se fosse stata sfruttata meglio – rinunciando magari a qualche svolazzo di troppo – avrebbe potuto regalarci un piccolo capolavoro. Purtroppo, abbiamo solo un buon album, respingente all’inizio, affascinante se ci si sofferma ad ascoltarlo, soddisfacente quando si è arrivato a conoscerlo davvero.

“Siamo freak, siamo folk, siamo strani, scriviamo musica angolosa e destrutturata, ci piace Captain Beefheart”. Nel panorama musicale attuale, questa definizione coincide, nel 90% dei casi, con dischi di una pacchianeria imbarazzante e dal costrutto sostanzialmente nullo. “Bitte Orca” si salva dalla squalifica perché, incredibile dictu, i pezzi ci sono e lottano con noi. Motivo in più per premiarli con un inaspettato bel voto.

Pro

Contro

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