Home > Recensioni > Disowned: Emotionally Involved
  • Disowned: Emotionally Involved

    Disowned

    Loudvision:
    Lettori:

Accanimento poco terapeutico

Spiace enormemente che l’amore per la musica così spesso non faccia rima con una ricerca personale e individuale. Spiace ancora di più quando un gruppo italiano, che pure dimostra delle potenzialità, decide di scimmiottare le sonorità e le intuizioni altrui. Nello specifico, trattasi di un ripescaggio (che comunque è giusto credere sentito, visto il “fuori tempo massimo” del caso) delle musiche tipiche dei Deftones periodo “Around The Fur” e di gruppi analoghi, sull’onda del successo di una certa deriva nu emo-metal che ha visto in modi e tempi diversi il mercato invaso da prodotti quantomeno simili e decisamente poco innovativi. Per quanto riguarda i Disowned, purtroppo il lavoro manca parecchio di incisività e di strutture personali; nonostante la qualità di scrittura non sia del tutto deprecabile, il tutto è messo al servizio di canzoni che nascono già sentite prima ancora di essere ascoltate. Il dato maggiormente positivo del lavoro resta l’utilizzo delle linee melodiche al servizio delle clean vocals di turno: seppure non sempre inappuntabili, riescono a smuovere l’animo con rimandi particolarmente malinconici, sentiti, decisamente efficaci, seppure, ancora una volta, non eccessivamente personali. Buono il lavoro di chitarra, benché molto legato, che non trova però strutture solide dove poggiare a causa dei movimenti di batteria davvero troppo statici e ripetitivi. Se l’intenzione era di risultare monolitici nel muro di suono, il tentativo è piuttosto naufragato fra le spire della normalità compositiva. Il prodotto, a ogni modo, si colloca nel mercato come un papabile concorrente per la colonna sonora della rabbia giovanile nel formato patinato tipico di tante realtà metal/punk féscion e di maniera; non si vede perché debbano essere scartati a favore di Linkin’ Park, Evanescence et similia, insomma.
L’impressione è che se i musicisti decidessero di spendere mesi e mesi in studio per superare le loro stesse influenze, qualcosa di buono e accattivante potrebbe uscirne. D’altro canto sarebbe anche loro possibile, e probabilmente più coerente della situazione attuale, affidarsi alla propensione melodica per sfornare canzoni più pop e avvincenti (si veda “Immenso Attimo”, cantata in italiano, degna dei successi nostrani da classifica). Spiace che un gruppo potenzialmente efficace non punti sulla personalità e su una profondità più sentita, ma trattasi probabilmente di una scelta consapevole, e come tale difficilmente discutibile.
Io, da parte mia, torno ad ascoltarmi gli Earthtone9. E “Adrenaline”.

Scroll To Top