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Sette anni spesi male

Sette anni. Tutto qui? Il singolo dei Dissection è il preludio alla cocente delusione che spetterà a chi attendeva con ansia il ritorno di una delle band più dotate e significative del movimento melodic death-black anni ’90. La triste storia la conoscete tutti, quello che forse non sapete se state leggendo è quanto suonino male questi due pezzi: i Dissection sono cambiati, ma anche per chi non è un inguaribile nostalgico, digerire questa roba sarà più fastidioso che ingoiare un porcospino. Jon deve aver passato tutto il tempo ascoltando “The Jester Race”, su cui tra l’altro “Maha Kali” avrebbe sfigurato alla grande: fiacca, banale, con un assolo ridicolo e qualche passaggio sincopato pseudo-prog (ma molto pseudo) è un pezzo fondamentalmente stupido. Si sente la vena melodica dei Dissection affogata in un piattume da addormentare le orecchie, fino al break acustico con cantato femminile che rivolterebbe lo stomaco delicato di un imberbe gothic metaller. La rebirth version di “Unhallowed” è semplicemente la riedizione del brano con i nuovi suoni (finti), la nuova produzione (fredda, calcolata e innaturale) ed i nuovi scream (secchi, aspri, passabili). Questi non sono i Dissection. Forse Jon Nödtveidt non era i Dissection? Ma quel che più conta, questo non sembra un gruppo con qualcosa da dire, oltre alle storie del Misanthropic Luciferian Order. Un assaggio inutile e indigesto, due pezzi che non stanno neanche bene tra loro, l’attesa è stata lunga ed era naturale e lecito aspettarsi molto di più.

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