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  • Dissection: The Somberlain

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Il seme di un genere e di una tragica storia

Registrato agli Unisound di Dan Swanö e considerato da molti come il fratellino minore di “Storm Of The Light’s Bane”, “The Somberlain” è un album che sta in piedi da solo, coesivo e compatto con pezzi solidi, scolpiti in una forma rigorosa ma ottimamente assortiti e variegati. Il punto forte dei Dissection è sempre stato il songwriting e se non possiamo dire che abbiano inventato un genere, perché chiedersi chi abbia mischiato per primo il death melodico con il black è un po’ come domandarsi chi abbia scoperto latte e caffè, possiamo affermare con certezza che come l’hanno fatto loro se ne sono sentiti davvero pochi. Qui troviamo la line-up in piena forma, con un John Zwetsloot mai abbastanza rimpianto non solo per i suoi gradevolissimi intermezzi acustici, ma per lo spiccato gusto melodico, l’originalità di tante delle soluzioni ritmiche e l’importante contributo nella stesura di quasi tutti i pezzi. Il disco va ascoltato dall’inizio alla fine, nominare i pezzi migliori equivale a citarne una metà abbondante, non ci sono episodi deboli e la qualità complessiva lo rende un album senza tempo. Una gioia per qualsiasi amante della musica estrema che non disdegni il black nella sua forma più “musicale”, con aperture acustiche e melodie di derivazione maideniana del miglior death melodico, più quelle cavalcate ariose che lasciano a bocca aperta senza stonare, dando un tono epico e inebriante, uno dei segreti dello chef. I Dissection si fanno strada nel mondo musicale semplicemente con una massiccia prodigalità di idee ispirate, cesellate e lavorate con tecnica e gusto. Difetto, se così si può dire, la difficoltà di un ascolto completo inizio-fine, perché i pezzi sono tutti validi, ma la carne al fuoco è così tanta che il banchetto potrebbe bastare già a qualche portata dalla fine (certo ci perderemmo degli ottimi dessert).

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