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    Divinefire

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La melodia di un album dai toni maestosi

Non solo poliedrico, ma anche fecondo, lo svedese Christian Rivel, oltre a dare voce ai Narnia, Flagship, Wisdom Call ed Audiovision, è anche leader carismatico ed ispirazione dei Divinefire. Quando il talento bussa così forte, non si può fare a meno di aprire tutte le porte: ecco perché non è trascorso neanche un anno dal debut-album (“Glory Thy Name”) che già la band si cimenta in un secondo episodio, per confermare tutte le buone promesse già fatte qualche mese fa.
Il sound, una miscela esplosiva di generi, mantiene l’originaria impostazione maestosa e sinfonica, oggi resa ancor più evidente per effetto dell’inserzione, nella line-up, del chitarrista Patrik Gardberg (tra le cui influenze spiccano John Petrucci, Michael Romeo, Yngwie Malmsteen e Steve Vai), del tastierista Anders Berlin (ex Timescape) e del drummer Andreas Johansson (Rob Rock). Rispetto al primo capitolo risulta migliorata la qualità dei refrains. L’orchestrazione fa uso simultaneo di un’infinità di strumenti (cori compresi), senza disdegnare il ricorso all’elettronica, ricordando alcune teatrali e goticheggianti ambientazioni di stampo death. Ma, ancora una volta, all’aggressività si contrappone la sezione lirica, melodiosa e pura, aiutata talvolta dall’intervento femminile. I Divinefire si professano una Christian-metal band e tanto i testi quanto la copertina, con Cristo in sfondo, confessano il loro credo.
Il disco si chiude con la cover di “The Show Must Go On” dei Queen, cui partecipano Thomas Vikström (ex-Candlemass) e Maria Rådsten (One More Time), e che purtroppo serve solo a ricordarci l’inimitabilità del buon Freddy Mercury.
Incisivo in ogni angolo, l’album merita ora l’attenzione del grande pubblico.

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