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Do what thou wilt

Non è facile parlare del percorso artistico di un gruppo fluttuante e al tempo stesso contorto come i Therion, che si reggono su solide basi di metal classico, impreziosito da partiture sinfoniche, ma che soprattutto ruotano intorno alla figura di Christofer Johnsson, carismatico leader dall’innegabile talento artistico. E, infatti, questo zoom si propone di descrivere, in modo tutt’altro che uniforme, le fasi salienti della loro carriera.

Un’alchimia instabile
È riduttivo pensare ai Therion come ad una band appartenente ad una corrente musicale definita, e questo per diverse ragioni. Innanzitutto, hanno creato un sotto-genere, l’opera metal, spingendosi ben oltre i confini del death sinfonico e senza aver ancora trovato dei degni successori o qualcuno che riesca a stare al loro passo. Poi, non sono mai stati una vera band, con un vissuto condiviso e una formazione stabile. Da quando Johnsson ha abbandonato la funzione di vocalist (2006), l’unico cantante ufficialmente riconosciuto dal gruppo è Thomas Vikstrom, entrato nel 2009. Inoltre, è con l’album “Deggial” (2000) che arrivano i fratelli Niemann, che, nei sette anni di permanenza nella band, e insieme alla bravissima soprano Sarah Jezabel Deva, daranno probabilmente vita alla formazione migliore (e più stabile) nella storia del combo di Johnsson.
Con “Sitra Ahra”, tuttavia, Johnsson cambia tutti i musicisti precedenti, se ne vanno I fratelli Niemann eil vocalist Mats Levén, rimpiazzato da Visktrom. Snowy Shaw rimane come vocals ma, nell’estate del 2010, Snowy abbandona i Therion per problemi alle corde vocali, diventa per brevissimo tempo il bassista dei Dimmu Borgir per poi tornare nella band originale solo un mese dopo, per cause ancora misteriose…

Il sodalizio artistico con Thomas Karlsson
Se l’avvicendarsi di vari musicisti non ha mai garantito ai Therion una continuità temporale, c’è stato almeno un elemento unificante, cioè il sodalizio artistico (tuttora attivo) con Thomas Karlsson, che si potrebbe considerare il membro dietro le quinte della band. Karlsson, filosofo, occultista e fondatore del Dragon Rouge, inizia a collaborare con i Therion dal 1996, l’anno in cui esce “Theli”. Lo studioso scrive i testi, approfondendo gli aspetti meno conosciuti di diverse culture antiche, in particolare la Kabbalah, le saghe nordiche e l’occultismo. I testi a volte sono talmente criptici che i musicisti stessi faticano a comprendere ciò di cui cantano! Uno dei simboli ricorrenti è la stella a 11 punte, o endecagramma, che appare su tutte le copertine degli album dei Therion dal ’96 in poi, e che rappresenta le forze oscure nella tradizione cabalistica, ovvero il Qliphoth.

La Kabbalah è il tema principale di gran parte della produzione musicale dei Therion, cui dedicano non solo un intero album, “Gothic Kabbalah”, ma che è ripresa con diversi richiami in altre tracce sparse, come ad esempio “The Shells Are Open”, dove si parla del concetto dei gusci (i Qliphoth) che, nel complicato sistema cabalistico, circondano le sfere dei Sephirot, o emanazioni di Dio. Altre testi degni di nota sono il trittico di “Kali Yuga”, in cui Karlsson ha fuso la tradizione dell’età oscura dell’umanità (Kali Yuga, appunto) con l’invocazione alla dea madre indiana Kali (Kali Ma), capace di portare armonia agli uomini con la sua compassione. Infine, il titolo dell’ultimo lavoro, “Sitra Ahra”, è un richiamo alla cosiddetta parte oscura della Torah ebraica, che, secondo la tradizione, si oppone al bene o, per dirla on le parole di Vikstrom, è quello stato mentale che permette di superare i propri limiti interiori e di raggiungere un livello più alto di conoscenza e di liberazione.

Therion goes classic: la svolta musicale culminata con “The Miskolc Experience”
Lasciamo perdere la simbologia dei Therion e torniamo alla parte musicale. Il gruppo nasce nel 1989 con questo monicker, e, dopo un paio di album progressive death e doom, inizia le sperimentazioni orchestrali con “Lepaca Kliffoth” (1995). Ma la svolta arriva con “Theli” (1996) che, tuttavia, rischiava di essere l’ultimo album per la band, che all’epoca non aveva ancora un manager e che poteva contare, a causa dello status di gruppo ancora sconosciuto, su un budget molto ridotto per i tour e gli album.
Per fortuna la situazione migliora con “Vovin” (1998) e con “Deggial” (2000). Con quest’ultimo i Therion includono una vera orchestra per tutte le parti sinfoniche, mentre qualche anno dopo, con “Sirius B” e “Lemuria”, arrivano a reclutare ben 171 musicisti dell’Orchestra Filarmonica di Praga. Nel 2006 la band si esibisce per la prima volta con un’orchestra sinfonica, e l’anno seguente partecipa al prestigioso Miskolc Opera Festival nell’omonima cittadina ungherese. Nel 2009 si ripresenta l’occasione di sperimentare con la musica classica, grazie a “The Miskolc Experience”, che segna il punto più alto della produzione operistica dei Therion. Il set, composto da un doppio cd e da un doppio dvd live, è diviso in due parti: nella prima, la band partecipa con l’orchestra di Miskolc all’esecuzione di alcuni artisti della musica classica mondiale (Verdi, Dvorak e Wagner fra i tanti); nella seconda, invece, alcuni dei pezzi più famosi di Johnsson e soci vengono riarrangiati con l’orchestra.
[PAGEBREAK] Se questa strada è già stata battuta in passato da altri gruppi, è anche vero che l’approccio dei Therion è del tutto originale, come spiega Johnsson riguardo al fatto di suonare le proprie canzoni con un’orchestra: “Vi sono molti modi di incorporare la musica classica e l’opera nel metal e nel rock. La maggior parte dei musicisti [...] aggredirebbero le composizioni come dei bulldozer, aggiungendo dei riff di chitarra ad ogni nota dei pezzi classici. Invece, i Therion [in quest'album] si sforzano di rendersi conto di quale stile suonare e quale strumento rock inserire in ogni composizione e, (che è la cosa più importante), di quando è meglio essere silenziosi/tacere e lasciare che l’orchestra lavori indisturbata, in modo che si sviluppi una dinamica fra i due mondi musicali”.

Il cerchio si chiude: la quadrilogia e “Sitra Ahra”
“Sitra Ahra”, la nuova fatica del demiurgo Johnsson, è anche l’ultimo tassello di una quadrilogia iniziata poco prima dell’album “Deggial”. Per riassumerne la complicata vicenda, intorno al 1999 i Therion stavano scrivendo del materiale per un nuovo lavoro: avevano scritto 7-8 canzoni per un progetto-X, ma poi si è pensato di creare un concept sulla mitologia nordica, e alcuni di quei pezzi sarebbero poi confluiti in “Secrets Of The Runes” (2001), accantonando per il momento l’album-X. Nei due anni successivi la band, molto prolifica, ha composto circa 55 pezzi, sufficienti per almeno 3 album (album X, Y e Z), che avrebbero costituito una iniziale trilogia. Si tratta di “Sirius B”, (l’album X), “Lemuria” (album Y) e un album Z, messo in stand-by, dove è rimasto anche dopo la creazione di nuove canzoni e la pubblicazione di “Gothic Kabbalah” (2007). In realtà, alcuni dei pezzi che sono stati scritti per questo cd si ricollegano a “Sirius B” e “Lemuria”, e quindi anche “Gothic Kabbalah” è diventato parte della trilogia. Infine, “Sitra Ahra” s’inserisce (per stile e affinità tematiche) nella trilogia come quarto album della serie.
E così, per una band che dagli album dopo “Vovin” cita fra le sue influenze i compositori classici come Wagner e Strauss e gruppi storici dell’heavy metal anni ’80, come Accept and Iron Maiden e le band hard rock degli anni ’70 come Uriah Heep e decine di nomi del progressive rock dell’epoca che nessuno ha mai sentito nominare, il futuro si presenta quantomai fluttuante e ricco di sorprese, come ci hanno abituato i Therion stessi.

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