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Dobbiamo registrare i nostri blog in Tribunale

Per quanto si sia ormai fatta strada la consapevolezza che l’informazione periodica può essere esercitata, oltre che con la tradizionale carta stampata, anche mediante i mezzi informatici di connessione ad Internet, l’opinione comune è ancora lontana dall’equiparare un blog ad una testata giornalistica. Nessuno di buon senso penserebbe di dover mai registrare in Tribunale il proprio blog, individuando anche un direttore responsabile degli articoli ivi scritti. Nessuno, tranne un giudice. Infatti, prima il Tribunale di Modica, poi la Corte di Appello di Catania hanno condannato Carlo Ruta, giornalista siciliano titolare del blog “Accadeinsicilia“, per il reato di “stampa clandestina”, non avendo questi registrato in Tribunale il proprio sito e, quindi, predisposto tutte le misure richieste dall’art. 16 della legge n. 47 dell’8 febbraio 1948 (meglio nota come legge sulla stampa) e dalla legge n. 62/2001.

Un giornalista scomodo, che aveva denunciato sulle proprie pagine le collusioni tra politica e mafia e che ora si trova costretto a pagare una ammenda di 150 euro. Ovviamente, non è tanto l’importo che preoccupa Ruta e, soprattutto, il mondo della rete, ma il principio di diritto che si è fatto strada in due gradi di giudizio (nei quali, peraltro, si era costituito parte lesa l’allora Procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera).

Il Tribunale ha sentenziato che il blog di Ruta deve essere considerato alla stregua di un tradizionale quotidiano cartaceo per via della “periodicità” con cui esso svolgeva attività di informazione. Il suo proprietario, pertanto, aveva l’obbligo di registrarlo presso il Tribunale competente, come avviene con i normali periodici stampati. Da qui il reato di stampa clandestina, reato che non veniva applicato nelle aule giudiziarie da diversi decenni.

A nulla è valsa la tesi sostenuta dalla difesa, che ha cercato di spiegare al giudice l’assenza di alcuna sistematicità negli aggiornamenti del blog, tale da renderlo accostabile ad un qualsiasi giornale di informazione periodica.

La sentenza sarà impugnata in Cassazione. Ma per il momento è scoppiato il caos nella rete. Decine di migliaia di blog che svolgono informazione sono a rischio “scomunica”. Altrettanti blogger sono passibili di procedimento penale. La palla passa agli Ermellini, che decideranno la sorte forse anche di chi vi scrive.

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