Home > Recensioni > Doc Holliday: Good Time Music
  • Doc Holliday: Good Time Music

    Doc Holliday

    Loudvision:
    Lettori:

Gli operai del Southern Rock non tradiscono

Non sono molti gli Dei che abitano l’Olimpo del southern rock: Allman Brother’s Band, Lynyrd Skynyrd, Molly Hatchet, ZZ Top. Uno status che i Doc Holliday, nonostante una carriera ventennale, non sono mai riusciti a raggiungere, trovando spesso più consensi in Europa (Germania soprattutto) che non in patria. Tra un cambio di line-up e l’altro, la band di Bruce Brookshire è arrivata alle soglie del 2004 in grado di sfornare “Good Time Music”. Un perfetto album da mestieranti di lusso, album solido, energico, piacevole ma che nulla aggiunge a quanto detto in questo campo nel passato. Ogni passaggio del disco mette in luce le sue radici blues, rock’n’roll e country e alla fine poco importa se la title track sfrutta un giro di accordi che dagli anni ’50 a oggi sarà stato utilizzato un milione di volte: il risultato è un pezzo trascinante. La voce calda e potente di Brookshire irrobustisce pezzi come “Black Cat”, solidissimo rock-blues a cui è affidata l’apertura, o “Farmer’s Tan”, melodica e accattivante, il cui ritornello sembra uscito direttamente dal repertorio di Bruce Springsteen. I momenti di maggiore calma (apparente) sono rappresentati da “Magnolia” e “I Can’t See You”, la prima bucolica e un tantino noiosetta, la seconda romantica e di matrice sixties (ascoltate l’arpeggio di chitarra e capirete perché sia i DH che i Rem arrivano dalla Georgia). Giusto per riaffermare le proprie radici, la ciliegina sulla torta è rappresentata da “Simple Man”, classico dei Lynyrd Skynyrd riprodotto in maniera eccellente.

Scroll To Top