Home > Rubriche > Eventi > Dogado Lounge: Esperimento di un sensato approccio al gusto

Dogado Lounge: Esperimento di un sensato approccio al gusto

L’italiano medio, in seguito all’affermazione del ‘biologico’ come concetto eco-compatibile e rispettoso di una natura fino a prima sfruttata ai limiti dello sciacallaggio, ha compiuto una seconda rivoluzione comportamentale negli ultimi tre anni, ritrovando il valore della qualità della vita ed il piacere tutto nazionale per la degustazione. Il settore della ristorazione sta conoscendo un nuovo momento di grazia, sicuramente inflazionato da un’attitudine di conformismo alla moda del momento, ma che di certo produce un’opportunità di riappropriarsi con orgoglio di uno dei punti di forza della nostra cultura. Anche nel mondo dei locali si registra quindi un cambio di rotta, e negli ultimi anni sono notevoli le preferenze accordate al nuovo concetto di serata ‘dinner&dance’, ovvero un ambiente polifunzionale che accompagna i clienti dalla cena al dancing notturno, in un ambiente generalmente di classe e dall’arredamento curato e dai menù speciali, supervisionati da chef preparati. È raro che questo corrisponda a verità, ma è ancor più raro e piacevole scoprire posti che autenticamente offrono, sia alla sintesi che al dettaglio, il piacere di una cucina di qualità particolarmente elevata e un clubbing di livello internazionale.

Ci è successo al Dogado Lounge di Venezia, locale relativamente giovane e nato dall’ispirazione di Mirco, eclettico appassionato di enogastronomia, estremamente empatico in tema di sapori e con un gusto internazionale in fatto di arredamento. Il Dogado non prende in prestito alcunché della cornice veneziana, fatta eccezione la terrazza splendida che nelle stagioni miti offre un ambiente magico dove ospitare le cene; l’arredamento interno ha un gusto particolare per il minimale, spazi ampi che conferiscono un feeling di relax, unite ad un’ottima acustica che consente l’ascolto piacevole dj set e musica dal vivo.

Abbiamo quindi voluto provare l’esperienza completa di una serata al Dogado che aveva come tema per l’after dinner un dj set di musica vintage con annessa sfilata a tema. Il pre-dinner con Chardonnay del 2004 ci ha consentito di apprezzare la semplicità ed il buon gusto dell’atmosfera del salone bar, calda, rilassante e che bene si fonde con lo sfondo musicale lounge. All’ora di cena siamo invitati ad una saletta appartata esclusiva, notando al contempo con piacere la sottile variazione verso un sottofondo musicale più discreto. Guardiamo i menù al lume di una candela e delle poche luci soffuse, e capiamo il secondo grande pregio del Dogado, ovvero la cucina creativa. Gli chef sono sperimentatori continui alla ricerca di nuovi gusti, e se siete abbastanza aperti e disponibili, vi renderanno pure partecipi delle loro ultime creazioni non ancora sulla carta, che già presenta una cucina complessa ma basata su un concreto buon gusto.

Sapori che si incontrano bene, senza strafare negli eccessi delle cucine internazionali: l’incontro di ragù d’anatra e Julienne di Indivia Belga in un piatto di gnocchi, la sfumatura del Marsala nella delicata armonia tra ravioli verdi al radicchio e Montasio, che non oscurano affatto il mondo delle pizze. Tutt’altro che banali, poiché accanto alle classiche le potete provare con condimenti di mozzarella, brie, funghi porcini e sfilacci di cavallo; o di crema di gorgonzola al mascarpone con mozzarella, culatello, noci, scaglie di grana e miele d’acacia. Ed infine le specialità della casa: carne alla griglia di tutte le qualità più nobili, e dessert di produzione propria da far commuovere anche l’animo più apatico. Una carta dei vini che presenta più di 400 etichette non può essere riscontrata da un commento, ma non dovete temere: la preparazione del personale vi condurrà a restringere la scelta tra un massimo di due o tre opzioni studiate appositamente per il pasto che avete selezionato dal menù.
[PAGEBREAK] Noi abbiamo voluto provare il filetto di manzo scozzese, promosso a pieni voti per la genuinità del suo sapore e per la delicata tenerezza della sua consistenza, accompagnato da un Barbera d’Alba che non ha deluso sulle aspettative circa il suo sapore discretamente fruttato e complesso, una struttura bilanciata, tannini soffici e solo un po’ deludente sulla persistenza del finale. D’altronde si è trattata di una scelta personale con difetto di presunzione da parte nostra; ci è andata meglio la seconda volta, ascoltando il consiglio di Mirco e degustando un ottimo Barbera D’Alba “Campolive” di Paitin 2003, davvero impeccabile su tutti gli aspetti che caratterizzano un vino di questa denominazione.

L’estasi non termina, poiché si passa alla sfilata vintage, accompagnata da classici della musica commerciale degli anni ’70. Scorrono abiti dal design molto semplice, talvolta spigliato e vivace negli abbinamenti dei colori, mentre un Mojito dal perfetto equilibrio di menta, lime e zucchero di canna, comincia a farsi strada in modo poco professionale, nascondendo fin troppo bene il suo tasso alcolico pienamente rispettato. A menzione fatta dell’articolo al personale del Dogado, l’invasione di rum della distilleria De Paz ha chiuso gli occhi alla piacevole sfilata, di cui ci rimane memoria grazie alle fotografie, ma ha aperto una parentesi decisamente importante sul concetto di Rum come liquore da degustazione, nobile ed incredibilmente vario nelle sfumature e nel carattere.

L’importanza di locali come questo risiede non solo nell’autentica passione per la gastronomia, ma soprattutto perché centri di vivacità culturale; perché sedi di mostre artistiche, di musica dal vivo, ed esperienze di dj set la cui qualità manca molto spesso nella nostra Penisola, se si tiene come metro di paragone la scena del clubbing newyorkese, londinese o berlinese. Saranno queste formule, che nel Dogado resistono senza pecche e senza punti deboli, a rilanciare il mondo dell’intrattenimento culturale a fianco delle esperienze dei grandi concerti, avendo il pregio di raccogliere e fidelizzare una clientela locale. Introducendo, inoltre, una domanda che è di forte attualità secondo le premesse iniziali: chi ha parlato di intrattenimento culturale in Italia, senza un competente diletto nel wine&dine?

Scroll To Top