Home > Recensioni > Dòlares de arena

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Le storie di anziani europei che vanno a svernare in Sudamerica o nel Caribe per fare turismo sessuale sono ormai diventate un vero e proprio sottogenere. Ciò non toglie che si possa ancora trattare la materia con garbo e tenerezza, basta avere a disposizione buoni attori e une regia che non si lasci conquistare soltanto dai paesaggi, dalle spiagge, dalle nudità di torniti corpi di colore avvinghiati ad avvizzite carni bianchicce. È il caso di questo “Dòlares de arena“, diretto dalla coppia formata da Laura Amelia Guzmán e Isráel Cardenas, in concorso nella sezione Cinema d’Oggi al Festival Internazionale del Film di Roma 2014.

Noeli trascorre i suoi pomeriggi sulle spiagge di Las Tarrenas, nella Repubblica Dominicana. Con il suo ragazzo cerca un modo per vivere a spese delle centinaia di turisti che popolano la zona. Tra i tanti, Noeli ha una cliente fissa, una matura donna francese che ha trovato sull’isola il rifugio dove trascorrere i suoi ultimi anni. Lui escogita un piano per mandare Noeli a Parigi insieme alla donna, per poi raggiungerla in un secondo momento. Le cose non andranno come pianificato…

Il film si poggia tutto sulle spalle, sui corpi, nelle espressioni delle due protagoniste: la giovane e semiesordiente Yanet Mojica, e la grande Geraldine Chaplin, che torna a nobilitare con questo film un finale di carriera che l’aveva vista partecipare negli ultimi tempi a operazioni davvero discutibili (si vedano l’insopportabile “The Impossible” di Juan Antonio Bayona e “Another Me” di Isabel Coixet, in concorso qui a Roma l’anno passato, forse uno dei più brutti thriller soprannaturali di sempre).

Questa volta il suo sorriso, le sue espressioni di tenerezza (che ricordano in maniera incredibile quelle dello straordinario padre, ed è forse anche per questo che ci piacciono così tanto) valgono da sole il prezzo del biglietto, il suo corpo avvizzito mostrato spavaldamente in costume da bagno è un elogio della vecchiaia e un invito al dileggio per le botulinate coetanee e non del mondo dello spettacolo.

Tutto gira intorno allo sfruttamento reciproco che intercorre tra queste due donne così diverse, una alla ricerca di stabilità per il suo nebuloso futuro, l’altra vogliosa di amare ancora e di essere riamata. Un piccolo film di discreta fattura, senza guizzi, che si attraversa piacevolmente come un pomeriggio assolato in spiaggia. La Chaplin meriterebbe il premio per la migliore attrice, se questo Festival/Festa ne avesse ancora uno.

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