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Dolores O’Riordan: addio alla voce simbolo degli anni 90

In molti non se l’aspettavano, fatto dovuto probabilmente a un sincero disinteresse negli ultimi anni nei confronti di quella band rock alternative che sono (stati) i Cranberries, entrata con grande merito a far parte (prima di tutto) dell’immaginario comune di tutti quei reduci cresciuti negli “spensierati” anni 90. Ma se vogliamo distribuire correttamente a ciascuno le sue “colpe”, è giusto far presente anche che nell’intero arco della sua carriera, Dolores O’Riordan è sempre stata una delle poche artiste in circolazione capaci di distinguersi veramente per la totale riservatezza nei confronti del suo privato, attirando l’attenzione dei media al massimo quando il suo temperamento da “pura irlandese” si rendeva meritevole di uno spazio tutto suo sui i tabloid inglesi (per una ragione o per un’altra). E credo fermamente che questo concorra alla superba spettacolarizzazione provocata, soprattutto sul web, dalla notizia della sua scomparsa.

Per darci un punto di partenza, bisognerebbe tornare indietro con il calendario all’inizio dell’estate 2017, quando i Cranberries diffondevano la notizia circa la cancellazione del loro tour a causa dei “problemi di salute” della loro frontwoman. Inutile dire che in un attimo i riflettori sulla band si sono spenti immediatamente, perché la frenesia del mercato ormai ci ha talmente assuefatti ad un consumo così smodato e deleterio della musica da farci persino perdere di vista (se non dimenticare del tutto) quei protagonisti della storia del rock che “i centennials ma che ne sanno”. Da qui, se vogliamo, lo stupore generale circa il presunto “brutto male” che pare la O’Riordan si portasse appresso da un po’ e che con ogni probabilità (a scanso di referti medici con differente diagnosi) ha concorso alla sua prematura scomparsa. Sfortunatamente, come capita spesso in queste tragiche occasioni, diventa quasi difficile e tremendamente malinconico riuscire a fare mente locale sull’eredità di un artista che, come in questo caso, ha finito col privare il mondo intero, prima di tutto, del suo talento più grande: una voce inconfondibile.

“ZOMBIE”, L’ULTIMO INNO CONTRO LA GUERRA.
The violence caused such silence who are we mistaken” / “Quando la violenza causa silenzio, vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa”.
Tratta dall’album “No Need To Argue” (1994), “Zombie” è sicuramente considerata all’unanimità il brano che di fatto ha consacrato il successo dei Cranberries, e non è difficile capire il perché. Un semplice giro di accordi in scala di Sol costante per tutti e 5 minuti (circa) di durata della canzone, un testo semplice e al tempo stesso poetico che mescola insieme rabbia e tristezza: così Dolores O’Riordan tradusse nel 1993 (durante un tour inglese della band) le sue emozioni più forti a dispetto del Conflitto Nordirlandese che affonda le sue radici sin dal 1916 (in virtù di quella che viene considerata la ribellione più significativa avvenuta in Irlanda dal 1798, passata alla storia col nome di “Easter Rising”), e le cui risonanze sono tuttora documentabili. Pur trattandosi di una sorta di “resoconto della questione irlandese”, l’eco sprigionato da ogni singola frase del brano attraverso la voce di Dolores è stato in grado in poco tempo di trasformare “Zombie” in un vero e proprio inno contro ogni genere di conflitto e di denuncia verso tutti quei governi che senza scrupolo alcuno continuano a sacrificare la vita degli altri (soprattutto innocenti) per i soliti, vecchi scopi mercificatori. Raggiungendo la top 10 in 25 paesi e vincendo un MTV Europe Music Awards nel 1995 nella categoria “Canzone dell’anno”, questo superbo parto della sensibilità di O’Riordan detiene, tra l’altro, il merito di aver conferito alla band di Limerick un posto di tutto rispetto tra le icone della musica anni 90 e del rock in generale, pur non avendo replicato negli anni seguenti trionfi discografici di simile portata e spingendo, pertanto, i diversi componenti a lasciare il gruppo e a dedicarsi ad altri progetti.

LA CARRIERA SOLISTA E IL RAPPORTO CON I FAN.
Sicuramente, al contrario dei suoi vecchi soci, Dolores è stata colei che si è distinta maggiormente nel panorama musicale mainstream, attraverso una serie di progetti discografici che le hanno permesso di ampliare la cerchia dei fan (oltre a quelli unicamente fedeli alla sua anima rock) e la conoscenza di qualche collega internazionale degno di nota. Se album come “Are You Listening” (2007) e “No Baggage” (2009) hanno restituito alle platee di tutto il mondo ogni singola caratteristica della voce unica della cantante irlandese (pur senza ottenere successi significativi), senza dubbio i simpatizzanti italiani non hanno potuto fare a meno di apprezzare alcune rilevanti collaborazioni con artisti nostrani, come quella con Adelmo “Zucchero” Fornaciari (“Pure Love”, 2004) e, ancor più degna di nota, quella con i Negramaro nell’apprezzatissima “Senza Fiato” (contenuta nell’album “La Finestra” del 2007 e vincitrice, tra l’altro, del David di Donatello come “Migliore Canzone Originale”).

In buona sostanza, Dolores ha sempre avuto con i suoi fan un rapporto speciale, fattore che l’ha sempre spronata a realizzare quanti più esibizioni live possibili, a dispetto della sua salute sempre particolarmente “ballerina”: persino le riprese amatoriali dell’ultima esecuzione di “Animal Instinct” realizzata al Palladium di Londra il 20 maggio scorso sono in grado di testimoniare tutto l’affetto che l’artista è sempre stata in grado di restituire al suo pubblico, sia che si trattasse di ammiratori dell’ultima ora che di quelli più fedeli e di vecchia data. Perché di fatto c’era qualcosa di magico che lei era sempre in grado di creare attraverso il suo mestiere, e che inevitabilmente ha contribuito a conferirle quell’aura luminosa che l’ha sempre contraddistinta.

Una perdita difficile da accettare, insomma, quella di dell’ex leader dei Cranberries, se non altro per i 46 anni che si portava appresso (oltre che per il suo recente ritorno in sala di registrazione che prometteva un nuovo, atteso disco della band). A dispetto dei meno competenti in materia, è indubbio che una voce come la sua (capace pregevoli cambi di registro e sempre guidate attraverso molteplici sperimentazioni), meriti di essere preservata insieme al ricordo intriso di poesia di una delle artiste più importanti degli ultimi 30 anni (e non solo).

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