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Don’t ever cry, just remember

Gli Shadow Gallery sono sempre stati una band che non ha mai fatto parlare granché di sé, se non quando uscivano i loro album; distanti dalle luci della ribalta, hanno sempre lavorato coscienziosamente credendo in quello che facevano, creando intorno a loro aloni di mistero per non aver mai affrontato una tournée a supporto della loro discografia. Il loro sound, unico e inimitabile, rimane un marchio di fabbrica che li ha contraddistinti per venticinque anni fin dal lontano 1985, quando si formarono in Pennsylvania, strumentisti geniali e capaci di stupire con ogni canzone.

In principio….

Band di spicco nel panorama prog-metal mondiale, gli Shadow Gallery nascono alla metà degli anni ottanta dall’unione di Mike Baker, Carl Cadden-James, Ron Evans, e John Coonie (con il nome di “Sorcerer”), come cover band di Malmsteen e Rush e, dopo anni di gavetta, grazie ad un demo di otto pezzi riescono ad ottenere un contratto discografico agli inizi degli anni novanta, con Magna Carta. Spesso associati e paragonati a Queensryche e Dream Theater, trovano le loro influenze nell’heavy metal classico di Black Sabbath, Iron Maiden e Judas Priest, in virtuosi dello strumento come Vinnie Moore, Yngwie Malmsteen e Steve Vai, nei grandi del prog anni ’70 (Rush e Pink Floyd), pur non disdegnando Tori Amos, Nine Inch Nails, Type O Negative, Gamma Ray e i vecchi Metallica.

Ispirandosi alla graphic novel “V for Vendetta” di Alan Moore, cambiano il nome in “Shadow Gallery” ed entrano in studio per incidere il loro primo album omonimo. La band, non ancora in formazione stabile, recluta Gary Wehrkamp (chitarra e tastiere) e il batterista Kevin Soffera e inizia a registrare il secondo album, “Carved In Stone”, a cui non seguirà nessun tour promozionale causa limiti di tempo e altri impegni. Nei tre anni successivi, preparano il nuovo lavoro intitolato “Tyranny”, un concept politico molto articolato, basato sulla guerra e sulla complessa industria militare. L’album, vede la partecipazione di nomi illustri quali James LaBrie (backing vocals in “I Believe”), e DC Cooper (vocals in “The New Order”). Finito questo intermezzo, tornano in studio per completare quello che poi verrà considerato il disco più tecnico da loro mai inciso, ovvero “Legacy” che segna anche la fine della loro collaborazione con la Magna Carta Records.

Il successivo “Room V”, che segna l’inizio del contratto discografico con Inside Out, è il quinto album e, riprendendo le tematiche trattate in “Tyranny”, viene pubblicato con un packaging assai particolare.

Purtroppo, nel 2008, il gruppo attraversa un momento nerissimo, con la scomparsa del singer e fondatore Mike Baker. Viste le circostanze, sembrava quasi naturale che gli Shadow Gallery pensassero allo scioglimento e che le poche speranze di vederli almeno una volta dal vivo fossero sfumate per sempre. Invece, la band decide di continuare e trova il degno sostituto in Brian Ashland, con il quale registrano un nuovo album in studio: “Digital Ghost”, che esce nel 2009 e, fra le varie guest stars, vede un tale Ralph Scheepers. Nelle numerose interviste che gli Shadow Gallery hanno rilasciato nel corso degli anni, il gruppo si è sempre definito una band da studio e, a chi chiedeva loro perché non avessero mai intrapreso un tour, rispondevano ironicamente che “forse non succederà mai, dato che abbiamo tutti delle vite impegnate, una famiglia, un lavoro a tempo pieno e un mutuo. Ma ci rifletteremo seriamente, dato che sarà molto difficile riunire i ragazzi della band per andare in tour insieme. Tra l’altro, esibirci dal vivo non è mai stato il nostro problema principale, dato che gli Shadow Gallery sono prima di tutto una band da studio. Forse un giorno lo faremo… mai dire mai”.

E infatti, a luglio del 2010, dopo numerosi anni di carriera costellata di album semplicemente unici, dal sound inimitabile che li ha sempre caratterizzati, arriva la notizia che il gruppo è pronto a intraprendere il primo tour mondiale. È un evento fantastico, un fulmine a ciel sereno che illumina tutti i fan che avevano perso ogni speranza.
[PAGEBREAK] Album Focus
Che siano sempre stati una band fuori dal comune lo si è capito fin dal primo album, che ci introduce un gruppo sui generis, in grado di uscire dal nulla trovando il giusto equilibrio fra musica e parole. “Shadow Gallery” quindi si presenta come un album complesso, che apre le porte alla galleria sonora portandoci via via a nuove esperienze sensoriali.

Con “Carved In Stone”, queste esperienze iniziano a farsi più coinvolgenti, trasportandoci in una dimensione parallela del tutto fluttuante dove, sulle ali di un orologio scolpito nella pietra, il tempo assume forme differenti diventando materia modellabile.

La strada continua sinuosa verso “Tyranny”, intermezzo musicale che, senza fronzoli e grazie ad una stupenda produzione, si conferma un ottimo album, composto da 14 canzoni suddivise equamente in due atti (“Act I” le prime sette tracce, “Act II” le sette finali).

Dopo tre anni di pausa, nel 2001 si può finalmente apprezzare “Legacy”, composto da 6 canzoni tra cui spicca la seconda parte di “Cliffhanger” (la prima era su “Carved In Stone”) suddivisa a sua volta in due parti e una ghost song inclusa al termine della traccia conclusiva “First Light”, si riconferma musicalmente ottimo, senza sbavature e con il marchio che li contraddistingue, ovvero la lunghezza (ben 75 minuti). Anche con questo nuovo propongono un prog che raggiunge il limite estremo del naturale, dimostrando una splendida tecnica e una pulizia sonora invidiabile che stupisce per la sua totale complessità quanto per la semplicità d’esecuzione da parte della band.

Passati quattro anni dal precedente, esce “Room V”, di nuovo ripartito in due atti, (“Act III” le prime sette song, “Act IV” le altre sette), che sono la perfetta continuazione di “Tyranny”. Qui troviamo un sound più vicino a “Carved In Stone”, la componente melodica si impone rispetto ai due precedenti, e la particolarità dell’album riguarda lo stesso titolo, che sembra voler rendere omaggio ancora una volta ad Alan Moore e al suo “V For Vendetta; la ciliegina sulla torta la presenza (nella versione deluxe) di un secondo cd di inediti, dove figura una lunga suite di tributo ai Pink Floyd: “Pigs On Wings”, “Mother”, “Goodbye Blue Sky”, “Bike”, “Welcome To The Machine” e altri pezzi chiudono il lavoro.

Prendendosi una pausa, decidono di far uscire nel 2007 “Prime Cuts”, una raccolta che racchiude numerosi brani, non sempre molto conosciuti. Nel 2009, ad un anno di distanza dalla morte del frontman Michael Baker, gli Shadow Gallery pubblicano “Digital Ghosts”, album dal sapore classico che riesce a toccare il cuore di tutti i fan che credevano non avrebbero continuato. Il nuovo cantante Brian Ashland è perfettamente a suo agio nelle atmosfere create dalla band e il cd, dove non c’è nessun calo stilistico o compositivo, mostra ancora una volta che gli Shadow Gallery sono più vivi che mai.

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