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Donne alla corte di Rob Marshall nel ricordo di Fellini

Nella cornice del St.Regis Hotel, di passaggio a Roma prima della serata dei Golden Globes a Los Angeles, quattro imponenti personalità del cinema quali Rob Marshall (vincitore di sei Oscar con la sua opera prima “Chicago”), Penélope Cruz (Oscar per “Vicky Cristina Barcelona”), Marion Cotillard (Oscar per “La Vie en Rose”) e Sophia Loren (Oscar per “La Ciociara”), presentano “Nine” che, Marshall tende a precisarlo non appena si siede al tavolo, “non è un remake di “8 ½”, bensì un film tratto da un musical di Broadway a sua volta ispirato al film di Fellini” aggiungendo un deciso “no … non si può fare il remake di un capolavoro”.
Assente ingiustificato Daniel Day-Lewis, che proprio come il suo personaggio Guido Contini, si dice non ami prendere parte ad interviste e conferenze stampa … un po’ ce lo aspettavamo.
Marshall fa altre due premesse: ringrazia Roma “La mia città preferita! Di fronte a tanta grandezza non posso che sentirmi estremamente umile” e ringrazia tutti gli attori italiani che hanno preso parte al film, molti dei quali sono seduti nelle prime due file e ai quali Marshall continuerà a sorridere, mandare baci e sussurrare parole per tutta la durata della conferenza.

Dopo queste premesse, superata l’emozione di avere un tavolo così ricco, si passa alle domande:

Signor Marshall, perché ha deciso di realizzare un’opera come “Nine” e di rendere omaggio proprio Fellini?
Immediatamente dopo “Chicago”, desideravo fare un film diverso, per astrazione e tematiche, che affrontasse in qualche modo temi appassionanti ma che potesse allo stesso tempo far parlare di cosa significa fare film, del lavoro ma anche delle vite di chi fa questo mestiere con una cura ed un modo del tutto particolari e coinvolgenti. Quando mi è stato proposto di girare la versione cinematografica del musical di Broadway ero estasiato, Fellini e l’Italia sono stati per me di grandissima ispirazione.

Penélope, ci parli del suo personaggio.
(Penélope Cruz risponde in Italiano alla prima domanda “è una lingua così bella ed ho poche occasione di parlarla, quindi voglio rendere omaggio a questa splendida città” ndr.)
Carla (amante di Guido, alter ego di Fellini) è un personaggio estremamente affascinante e allo stesso tempo incredibilmente controverso. Ho tratto moltissima ispirazione dagli scritti e dalle dichiarazioni di Sandra Milo, ossessionata da questo uomo dal quale sapeva benissimo di non poter avere nulla eccetto il suo corpo. Una donna che si vestiva, truccava e svegliava appositamente per lui pur non sapendo se e quando si sarebbe fatto vivo. Carla è una donna innamoratissima che, del resto come Luisa, ha capito di essersi innamorata di un sognatore, chiuso e tormentato dal suo universo personale. Quando ho trovato questo materiale sono stata così felice, è stato più utile della visione di “8 ½” e del musical stesso.

Mentre per quanto riguarda il suo, signora Cotillard? Luisa è il corrispettivo di Giulietta Masina, come ha vissuto il personaggio?
La Masina è stata senza ombra di dubbio la mia fonte di ispirazione. Il suo rapporto con Fellini mi toccava profondamente nel suo essere così appassionato e tormentato allo stesso tempo. Ho cercato di entrare al meglio nel personaggio ed ho capito quanta sofferenza può dare essere innamorata di un uomo che vive in un mondo a parte, estraniato da tutto ciò che è comune. Lui è un bugiardo, e lei lo sa … ma non può fare a meno di amarlo e così lo ama e lo odia allo stesso tempo”

Signora Loren, nel film interpreta il ruolo della madre di Guido: cosa l’ha spinta a prendere parte a questo film? Solo la nostalgia di Fellini e Mastroianni o anche qualcos’altro?

Indubbiamente è stato un bel tuffo nel passato, ma non è stato solo questo; quando Rob mi ha chiesto di intepretare il ruolo ho immediatamente accettato senza neppure conoscere il copione, avevo visto “Chicago” e lo avevo trovato stupendo e poi era il mio sogno di attrice, per lo più italiana, poter partecipare ad un musical come quelli che vedevo da bambina con Betty Grable e Carmen Miranda, e poi appunto, c’era la gioia di lavorare con un regista meraviglioso come Rob Marshall.

Lavorare a Nine le avrà riportato alla memoria la serata degli Oscar del 1993, quando lei e Marcello Mastroianni consegnaste l’Oscar alla carriera a Fellini. Cosa ricorda di quella sera? Inoltre fu una delle ultime apparizioni in pubblico di Fellini …
Sicuramente fu l’ultima visita di Federico negli Stati Uniti; fu una serata bellissima; ricordo che disse, salito sul palco: “Ora si che Giulietta inizierà a piangere!” e così fu, Giulietta era lì seduta che piangeva in preda all’emozione.

Signor Marshall, lei mostra un’Italia stereotipata da cartolina: ci vedete così all’estero?
Il film è ambientato nel ’64, un’epoca meravigliosa, un periodo che io ed il resto del mondo abbiamo imparato a conoscere proprio attraverso il cinema di Fellini e degli altri grandi italiani chiaramente una Roma molto diversa da quella di oggi, ma è stato bellissimo riuscire a ricreare quell’epoca, girare con Sophia Loren e Daniel Day-Lewis a Piazza del Popolo con un’auto sportiva come quelle con cui andava in giro Marcello Mastroianni, spero di essere riuscito a cogliere quella bellezza e quell’eleganza che mi affascinarono tanto dei film di Fellini.

Che tipo di lavoro ha svolto per portare il musical sul grande schermo? Ci sono differenze tra le due opere?

Si è trattato principalmente di un lavoro di natura concettuale. Abbiamo dovuto ripensare molti degli elementi che caratterizzavano il musical di Broadway, aggiungendo tre nuove canzoni ed introducendo un nuovo personaggio femminile (Stephanie, interpretata da Kate Hudson).
Inoltre, mentre la rappresentazione teatrale è totalmente focalizzata sulle fantasie del protagonista maschile, impegnato a fare i conti con i rapporti che lo hanno legato alle donne della sua vita, nel film abbiamo preferito ampliare tale prospettiva, aggiungendo elementi presi dalla sua vita reale. Lo abbiamo ripensato.
[PAGEBREAK] Signora Loren, quali emozioni e ricordi le ha scaturito il film?
Vecchi ricordi, di tanti anni fa, forse un po’ malinconici. Io non ho mai fatto davvero parte della scuderia Fellini, lui non era in grandi rapporti con mio marito, è una cosa che mi è sempre dispiaciuta moltissimo; nel cinema spesso alcune cose, anche molto belle, non si riescono a realizzare per motivi esclusivamente commerciali, e in particolare nel caso dei progetti che io e mio marito facemmo per lavorare con Fellini, questa è una cosa che mi rattrista molto. Anche per questo far parte di “Nine” e rendergli omaggio avvicinandomi alla sua opera era particolarmente importante per me.

Per quanto riguarda Marcello Mastroianni, invece, trova che sia possibile un paragone tra lui e Daniel Day-Lewis, che in” Nine” interpreta lo stesso ruolo che Mastroianni ricopriva in “8 ½”?
(Visibilmente imbarazzata ndr.) Difficile fare paragoni, direi che è impossibile! Marcello aveva una personalità italiana mentre Daniel Day-Lewis è inglese. Daniel, per il film, è «entrato» in questa personalità italiana come in un vestito, e si è mosso all’interno di essa, tra Marcello e Fellini c’era una tale intimità che lui si lasciava dirigere ciecamente da Fellini e rispecchiava pienamente tutte le sue intenzioni … no, non si può fare, Marcello era un artista al cento per cento, non che Daniel non lo sia, ma Marcello era il cinema di Fellini, basta.

Marion e Penélope, diteci altro sui vostri personaggi, siete due donne che condividono lo stesso uomo, soffrendo continuamente a causa sua.
M. C.: Credo che a Luisa in qualche modo piaccia Carla. Lei capisce perfettamente la sua sofferenza, sa cosa significa amare un uomo come Guido e ciò che porta un amore non corrisposto. Vede come peccati i continui tradimenti di suo marito ma, in tempi brevi, impara ad accettarli e comprende che quello che le sta di fronte ha un bambino dentro, un bambino così forte da essere parte dominante del suo modo di essere. C’è una scena che abbiamo girato e non è stata montata in cui si vede la stessa Luisa che invita Guido ad andare da Carla (la sequenza in cui lui viene chiamato dal medico per soccorrerla).

P. C.: Carla è una vera specialista nel mettersi all’ultimo posto nella vita di Guido, annullando completamente se stessa ed attendendolo in silenzio. Sa che Luisa è a conoscenza dei tradimenti del marito con lei e ne soffre, eppure non riesce a fare a meno della presenza di quell’uomo bambino che le ha conquistato il cuore, per lei Guido è come una droga.

Signor Marshall, che cosa ha rappresentato, per lei come regista, Federico Fellini?
È il maestro dei maestri! Uno degli aspetti più affascinanti delle sue opere è lo scorrere continuo, alternandosi, di realtà, fantasia e memoria ed è proprio quest’interessante elemento a rendere piacevole ed interessante trasporre un suo lavoro in un musical. L’aspetto più insidioso dei musical, infatti, è l’interruzione degli eventi per far spazio alla performance canora dell’attore. Questi momenti devono integrarsi perfettamente con lo svolgersi della trama e, soprattutto, devono avere una ragione coerente e plausibile per essere inseriti. In quest’ottica, i film di Fellini sono perfetti per fondere insieme questi due mondi distinti che compongono i musical: quello della realtà e quello della fantasia.

Da dove ha tratto ispirazione per i personaggi? Daniel Day-Lewis sembra comminare proprio come Fellini in alcuni frangenti.
Credo che Daniel sia uno dei più grandi attori esistenti, entra totalmente nel personaggio, lo studia e diventa lui. Il suo lavoro ad alcuni può dare i brividi, ma invece ci è stato di grandissimo aiuto ed ispirazione durante le riprese. Ha fatto tantissime ricerche su Fellini per cercare di assomigliargli il più possibile, ha interiorizzato quelle informazioni e le ha riproposte attraverso la sua interpretazione.

Che immagine avete di Fellini in America?

Io amo l’Italia e Roma è la mia città preferita. Siete una nazione molto ammirata, purtroppo però Fellini non è molto conosciuto, spero vivamente che con questo film le persone si avvicinino a questo fantastico artista e magari vedendo “Nine” abbiano la curiosità di andare a vedere “8 ½”.

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