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Sporchi, lugubri e dannatamente vintage. I Doomriders alla seconda prova in studio non deludono le aspettative. La band capitanata da Nate Newton, qui nelle vesti di axeman e lead vocalist, cesella diciassette schegge impazzite dal sapore marcatamente anni settanta e dai richiami più disparati: Black Sabbath, Mastodon, lo stoner/sludge di High On Fire e Saviours e una spruzzata di hardcore vecchio stampo a dinamicizzare il tutto.
Epicità e rabbia a palate per un platter molto derivativo composto da buone e buonissime canzoni, ma purtroppo privo di qualsivoglia killer track.

45 minuti per 17 tracce sono numeri che non vanno molto d’accordo. Con una bella “potatura” l’album avrebbe decisamente guadagnato qualche punto in più. Lodi, lodi, lodi invece a Thomas Hooper, autore di un affascinante e tetro artwork in piena sintonia con il sound e l’attitudine della band.

Pro

Contro

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