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DoomSword: Fragore di battaglia, gocce di mitraglia

Un’ottima occasione, la chiacchierata con Dark Omen, per scoprire qualcosa di più sui DoomSword e “Resound The Horn”, il magnifico album che ha portato la band italiana alla luce del sole dopo anni passati nello scuro dello status di cult band. Un’ottima occasione per scoprire molto, ma non tutto.

Quando ho saputo che avreste rilasciato interviste mi è sembrato un po’ strano, dato l’alone di mistero di cui vi eravate precedentemente circondati…
È stata la stessa ragione per cui c’è stato un cambio di etichetta. Il primo album era una cosa molto intima, un lavoro di Deathmaster con degli amici. Mentre questo è un disco maturo, scritto da una band completa, che ha deciso di cambiare etichetta e di farsi conoscere molto di più. Questo cambio sapevamo che ci avrebbe portato interviste, pubblicità, recensioni ovunque ed anche l’eventualità di suonare dal vivo. Questo speriamo possa far conoscere di più la band, ma non tolga l’aura di mistero che comunque cercheremo di mantenere attorno alla band.

Quindi adesso suonerete dal vivo. Avete qualche progetto?
Dovremmo fare alcune date, almeno in Grecia, dato che lì ce lo chiedono da più di tre anni! Dovremmo suonare in Grecia, in Germania e forse anche in Italia. Per adesso non c’è nulla di confermato e noi stiamo ancora decidendo delle cose. Sicuramente i nostri concerti non saranno concerti normali, non potremo suonare in un festival a mezzogiorno! Faremo qualcosa di particolare, ma dobbiamo ancora ben definirlo. Quel che è certo è che i concerti saranno pochi.

Il fatto dei nomi di battaglia rientra sembre in questo stesso discorso: quando siete entrati nella band siete stati forzati ad assumerli?
No, non è stata un’imposizione. Io avevo già suonato con Deathmaster con un’altra band e mi sono unito alla band già prima del primo disco. Per quanto riguarda gli altri: Grom è il batterista degli Ancient e il suo pseudonimo già ce l’ha, mentre per gli altri non è stata una scelta forzata ma diciamo che lo pseudonimo fa parte dei DoomSword in quanto riguarda le cose che ci interessano. Nessuno ha voluto presentarsi con il proprio nome e tutti hanno accettato quello che lo pseudonimo è all’interno dei DoomSword: così si mette in primo piano la musica, mentre gli esecutori si nascondono come dietro ad un velo.

A proposito dei vostri interessi? Quali sono le culture che più vi affascinano?
Più che di qualche cultura, noi siamo appassionati della natura, in generale. Le nostre atmosfere malinconiche ed epiche sono sempre riferite alla natura. Poi ci sono stati popoli che hanno avuto più contatti con la natura, e quindi è più facile per noi riferirci ad essi. Così ad esempio possiamo parlare di Vichinghi, ma allo stesso modo possiamo parlare di Medio Oriente, come ci è capitato su questo disco.

Come mai questa volta Deathmaster è tornato alla voce, dopo aver cantato sul demo e non sul debutto discografico?
Nel demo è stata una questione pratica: erano lui e Guardian Angel e non c’era scelta. Nightcomer è un cantante che noi ancora ringraziamo perché è tuttora nostro amico. È un grandissimo cantante, sia dal punto di vista tecnico che umano. Era il cantante adatto in quel momento. Sul secondo disco Deathmaster aveva delle linee, delle atmosfere e delle espressioni che solo lui avrebbe potuto riprodurre, non si può tradurre quello che hai in testa con il semplice linguaggio. L’unico modo è stato quello di chiedere a Nightcomer di lasciare la band, e lui ha capito benissimo.
Deathmaster si è cimentato non senza preoccupazioni, perché doveva sostituire un cantante di ruolo, e si è impegnato in un’interpretazione molto personale. Tutto ciò ci ha procurato molte preoccupazioni, perché il risultato non era garantito.

Dunque non è stata una scelta qualitativa. Devo dire che io ho trovato ottima la sua prova e l’interpretazione straordinaria.
Guarda, glielo riferirò. Credo che non abbia voluto cantare nel primo disco in particolare perché Nightcomer aveva una qualità tecnica superiore. Ma sappiamo che i dischi non si fanno solo con la tecnica, ci sono altre cose ed i DoomSword lo dimostrano. Non siamo dei musicisti ultra-tecnici, ma cerchiamo di colpire in pieno certe emozioni, senza fronzoli, senza arrangiamenti, senza inganni.
Dopo aver ascoltato Nightcomer ed esserci resi conto che certe cose non erano esattamente come volevamo, abbiamo deciso di provare con Deathmaster. Anche se la scelta è stata difficile, solo lui può cantare le cose esattamente come gli vengono in mente.
[PAGEBREAK] Per quanto riguarda il nome: anche se avete influenze doom, la vostra musica è principalmente epica, dunque perché DoomSword?
Il nome DoomSword non si riferisce principalmente al genere doom. Noi riteniamo di suonare heavy metal con influenze epiche. Il nome si riferisce ad una fantomatica spada che abbiamo preso come riferimento nel primo disco ed abbiamo citato anche nel secondo. È una spada che cambia gli equilibri, è una cosa un po’ particolare che non ti posso svelare.
Quindi diciamo che il nome oggettivo è riferito alla spada, mentre il genere ha solo un vago riferimento.

Come gruppi di influenze infatti io ho rilevato Bathory, Candlemass, Omen… qualcos’altro a cui vi ispirate?
Potrei aggiungere Manilla Road, i primi Manowar… sul primo disco avevamo suggerito parecchi dischi che ci avevano influenzato, anche i Tyrant. Però, come vedi, a parte i Candlemass non ci sono grandi riferimenti doom. Nei pezzi che componiamo suonano molte cose, ma noi cerchiamo di ottenere un lavoro omogeneo. Nonostante ciò le nostre canzoni sono abbastanza diverse tra loro, e se una può essere definita doom, magari, molte altre non lo possono.

Ho notato un sound di chitarra ritmica à la Iced Earth in “1119″. Mi spieghi il significato di questa canzone?
Diciamo che non ti posso direttamente rispondere… Diciamo che c’è una spedizione di nove cavalieri, una storia abbastanza nota… Noi partiamo dalla loro vicenda per dire una cosa che noi supponiamo e che la storia non dice, ossia che loro siano partiti per fare in realtà qualcos’altro…

Ma voi narrate avvenimenti storici, inventati, oppure un misto dei due?
Non tendiamo a mischiare le cose, al limite esprimiamo un’opinione personale. Nel nuovo disco, a parte “The DoomSword”, che è un testo fantasy, gli altri sono tutti storici.

La mia difficoltà di interpretazione deriva primariamente dal fatto che sul promo non ci sono i testi, ma, sopresa, non ci sono nemmeno i titoli delle canzoni!
Sì, questa è una scelta, forse eccessiva, ce ne siamo resi conto dopo. Noi avevamo l’immagine del promozionale ed a noi interessava che chi ascoltasse i brani non fosse influenzato dai titoli…

Io infatti non li ricordo minimamente…a parte la seconda forse che ripete sempre “On The March”…
Infatti, noi non utilizziamo ritornelli molto orecchiabili. Tra l’altro in quel caso non è nemmeno il titolo…

Infatti è scritto tra parentesi…
Abbiamo fatto in modo che una persona ascolti soltanto le sue sette tracce, senza farsi influenzare dal titolo, dato che un nome può già ricordare qualcos’altro. Noi preferiamo dunque che un recensore non abbia la possibilità di leggersi tutto quanto su di noi, ma che possa apprezzare prima di tutto la musica.

Tu sai niente del prigetto 1014 A.D.?
Quello era un progetto che avevano Deathmaster e Guardian Angel prima di tutto quanto. Hanno registrato un demo che è andato sold out in due settimane. Era un progetto di musica medioevale, era qualcosa come potrebbero essere i DoomSword senza l’heavy metal.
[PAGEBREAK] Poi il primo demotape dei DoomSword ha avuto un grosso successo, come mai siete rimasti così underground?
Ancora mi stupisco del fatto che il disco piaccia a tanti, ma non viene ritenuto di facile ascolto. Oggigiorno c’è talmente tanta musica che è difficile pensare che una persona possa dedicare più e più ascolti al nostro disco. Però siamo contenti che in realtà ci sono tante persone che lo fanno.
Il primo disco aveva ricevuto un grande successo rispetto alla distribuzione che aveva avuto. Noi avevamo scelto di uscire per Underground Symphony, e con un’etichetta così non si può pensare di fare il botto, ma noi lo sapevamo.

Avevate avuto anche altre offerte?
Sì, però le avevamo rifiutate perché il disco era nato proprio in quel modo. Era nato per essere un disco di culto, non doveva fare 50.000 copie. Infatti le pubblicità sono state poche, le interviste sono state poche, non ci sono stati concerti. Eppure, nonostante questo è nato il fenomeno di culto. Abbiamo quindi costruito in questi tre anni una band che ha preso la decisione di andare avanti e di cambiare rispetto a quello stato, però è stato grazie ai fans che ci siamo spostati dallo stato di culto a quello attuale.

L’ultima domanda: il vostro sound si aggancia fortemente a quello degli anni ’80. Mi spieghi, dal tuo punto di vista, perché questa decade è così amata nel nostro campo musicale? Cos’ha di tanto speciale?
Sono gli anni in cui è nato l’heavy metal, sono stati anni di grossissima esplorazione. Gli anni ’90 sono stato un periodo molto pericoloso, c’è stato il punto più basso ed avrebbe potuto essere un punto di non ritorno. Dopo quel punto, l’heavy metal è destinato, come tutti gli altri generi musicali che sono ben definiti, a durare per sempre. Gli anni ’90 sono stati anni difficili, i dischi usciti, anche belli, hanno avuto delle difficoltà: era difficile trovarli, i gruppi, anche validi, avevano difficoltà a trovare contratti. I ragazzi di adesso ascoltano quello che di originale e fresco c’era negli anni ’80, i dischi non erano così tanti, ma ognuno diceva la sua. Adesso il problema è opposto, ci sono tanti dischi, e la qualità media si abbassa e quasi tutti dicono la stessa cosa.

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