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Di certo un suggerimento per prevedere la grandezza di questo disco poteva venire dal mitico debutto autointitolato del 1999, già un grande album per una band così underground, legata a sonorità assolutamente lontane da qualsiasi commercialità o effetto di presa immediata. Ma Resound The Horn è davvero un gioiello imprevisto.
I DoomSword fanno riferimento all’heavy metal più underground, à la Cirith Ungol per fare un esempio (da notare la cover “Nadsokor” nel debutto “DoomSword”), passando per lidi più epici, come potrebbero essere gli Omen, fino ad approdare su spiagge dal sapore nord europeo, traghettati da una band come i Domine, che si possono pensare come ideale trait d’union fra il power italiano e le sonorità fortemente epiche proposte in “Resound The Horn”. Quindi i DoomSword uniscono a componenti prettamente doom, memori degli immortali Candlemass, una fortissima aura epica, scomodando un’altra band storica come i Bathory.
Delineato questo quadro d’insieme, si possono citare i momenti più intensi che riescono ad emergere dall’ottimo complesso: il primo è senza dubbio “Onward Into Battle”, durante la quale anche il cantante Deathmaster, che impugna il microfono dopo la performance di Nightcomer in “DoomSword”, dimostra le sue grandi doti emozionali. È difficile poi evidenziare altri episodi in un disco del genere, un vero e proprio complesso e monolitico viaggio; nonostante ciò, ad un primo approccio “MCXIX” riesce a spiccare per i suoi riff più vivaci e fuori dagli schemi. Cadenzatissima è invece la seguente “The Youth Of Finn Maccool”, così come la traccia conclusiva: delle vere e proprie marce, di quelle che trascinano gli eserciti alla vittoria.

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