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Così (non) si fa il pezzo rap

Ok rap, street, ghetto ma un congiuntivo, uno, poteva azzeccarlo.
Metrica c’è sicuramente, ma nel disco di qualcun altro.

Ora, da un rapper che è al terzo lavoro e ha quindici anni di esperienza, ci aspettiamo qualcosa che suoni meglio dei primi demo dei Gemelli Diversi, dove i ritornelli sembrano cantanti tutti da Strano (quello più ZARRO) eunucizzato .

Dal ’98 ad ora il rap italiano ha fatto dei passi avanti, più o meno buoni, ma sicuramente la scena si è evoluta rispetto al “ehi ci metto una tipa con la voce calda un po’ r’n’b, poi ci metto una base con xilofono, scratch, pochi bassi e via”. Per essere un album rap è decisamente sotto la media del mondo, per essere un disco r’n’b invece è solo insufficiente. Con rispetto parlando, è più interessante “Vendetta Privata” di Metal Carter.
E se come leggiamo dalla bio “Le tracce sono una sintesi delle sue esperienze”, beh, forse non devono essere state un granchè.
Pure la copertina, era meglio lasciarla in bianco.

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