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Dorothy ha 52 anni

Francesca Mazza siede in mezzo alla scena, a un tavolino. Ha una lunga treccia rossa, scarpe rosse e un vestito verde. È la Dorothy del mago di Oz in “West“; lei la strega non voleva ucciderla, ma ha dovuto. In America c’è andata più tardi di quando voleva, perché perdeva sangue, sangue sangue. Il dito, lo ha masticato il cane.

Le capacità espressive di Francesca sono valorizzate al massimo da questa pièce, che sta tutta nei suoi tic, nelle frasi a metà, in ripetizioni compulsive e scatti, in un crescendo di ansia e sudore. Obbedisce agli ordini fuori campo (dei maghi di Oz), segue la musica ossessiva techno in sottofondo per tutto lo spettacolo, racconta storie di soprusi e frustrazione e in alcune di esse anche noi ci immedesimiamo.

Uno spettacolo teso e angosciante, martellante, che ci sorprende alla fine quasi disperati, annichiliti, con non ben chiaro cosa ci si vuole dire con questa performance, ma con l’impressione di essere passati attraverso un’esperienza altamente disturbante.

Una prova di recitazione straordinaria per un’attrice capace di immedesimarsi talmente da destabilizzare le coscienze di chi l’ascolta. O forse la storia è sua? O forse davvero ha perso il pezzo di anulare come racconta? O forse davvero è andata a letto con un attore più affermato in una grande città, quando era molto giovane? E ancora più straordinaria, Francesca, che è andata in scena dopo essere stata da poco colpita da un lutto. La forza la pervade, l’attraversa, è una macchina da guerra che tamburella le dita, scivola le mani, saltella i piedi, riprende il discorso da vari punti, lo gira, lo mastica. Cambia toni e intonazioni, interpreta se stessa e il compagno e il corteggiatore e l’intervistatore e riempie la scena essendo se stessa e tutti gli altri. È bellissima, poi sexy, poi scilalba, poi distrutta, poi morente, poi carismatica, poi debole. È tutto. Un gigante.

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