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  • Down: III – Over The Under

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La potenza del dolore

A tutti dispiace per l’orribile fine che ha fatto Dimebag Darrel. A tutti dispiace per i danni causati dall’uragano Katrina. Sono fatti che tutti conosciamo ma che per chi li ha vissuti sulla propria pelle rappresentano tragedie immani. I Down sono stati direttamente toccati da entrambi i fatti, lasciando il gruppo intero orfano della propria città, New Orleans, e Phil Anselmo senza il suo storico compagno.
Inizio così questa recensione perché in “Down III” questi due fattori hanno un’importanza enorme. L’influenza più palese è sui testi e sulla voce di Anselmo stesso: sofferta, drammatica e sentita come non mai, una prestazione che entra di diritto tra le migliori mai sfoderate dal cantante. A tratti è un vero e proprio latrato lancinante, in altri momenti mostra un’umanità raramente palesata dal personaggio Anselmo, trasformandosi in un lamento toccante e profondo. La massima espressione di tutto questo è facilmente riscontrabile nella chiusura del disco, “Nothing In Return”, in assoluto uno dei brani più belli mai composti dal gruppo.
Ovviamente non è un disco solista di Anselmo. Quindi non si può che notare come la drammaticità di cui sopra venga iniettata in dose massiccia anche nelle trame e nei poderosi riff di chitarra rovesciatici addosso dalla coppia Windstein-Keenan, splendidamente ispirata anche nei soli lungo l’intero album. Questa volta i cinque americani lasciano un po’ da parte le influenze southern che avevano caratterizzato “Down II” per concentrarsi a creare un suono fluido ma tremendamente solido, in cui si sente più del solito quel tocco di Led Zeppelin che non gusta mai (il batterismo di Bower è un vero e proprio inno al compianto Bonzo e l’attacco di “Never Try” parla chiaro). Le influenze doom-stoner ci sono sempre, infiltrate in riff di chitarra che sanno di Black Sabbath lontano un miglio e nel suono potente e slabbrato del basso di Brown.
Non serve a molto citare questa piuttosto che quella canzone, se siete già fan dei Down avrete già consumato questo cd. Se ancora non lo siete il consiglio è di dare un ascolto attento ad uno dei dischi più genuinamente emozionali di quest’anno, non ve ne pentirete.

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