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    Dr. Dog

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I Furbetti della Melodia

Meno psichedelici che in passato, i Dr. Dog arrivano con un album molto malinconico, seppure con linee melodiche abbastanza solari e che richiamano il country e, in generale, la produzione degli Eels.

Si fa l’esempio di “Stranger” e di “Shadow People” e “Jackie Wants A Black Eye” . Testi tristi, ma armonie brillanti, arpeggi, dolcezza, brani cantati dai due vocalist della band.

C’è un po’ di tutto: roots americane, The Band, Beatles, alt-country, folk e indie pop più scanzonato.
Ottimi le intuizioni melodiche, le soluzioni strumentali e gli assoli.

Alla fine i Dr. Dog sono dei furbetti.
Il CD ricorda di tutto un po’, dalla Motown agli Eels, dal country all’ honky-tonk (tutte le linee di piano), il folk, il country, l’indie. Il risultato è un album ascoltabile e fruibile ma che poco lascia all’ascoltatore.
Si ha l’impressione che il tutto sia un po’ artificiale, giusto per piacere al più ampio pubblico possibile. Per cui l’album, nonostante sia degno di nota (soprattutto dal punto di vista tecnico), resta freddo ed entra difficilmente sotto pelle.
Il pezzo più bello resta comunque “Later”, uno dei pochi brani esuberanti.

Pro

Contro

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