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  • Dr. Hasbeen: Signs

    Dr. Hasbeen

    Data di uscita: 03-03-2008

    Loudvision:
    Lettori:

(Ri)vivono tra noi

Circa quarant’anni fa, nel pieno fiorire dell’ ufologia, tra Area 51, incidente di Roswell e rapimenti alieni, sbocciava anche un movimento musicale scarsamente prolifico, spesso ancorato a quell’immaginario più nella mente degli apprezzatori che nella volontà dei musicisti: l’ennesima, indesiderata etichetta era chiamata Space Rock.
Se forse gli Hawkwind potevano per molti aspetti meritarla, di certo è meno chiaro perché sia ancora oggi d’uso (quasi) comune per i Pink Floyd.
I Dr.Hasbeen si infilano nel revival a metà tra gli anni ’70 e ’90, con un suono datato, pieno di phaser e flanger, tastiere e voci fuori campo, effetti più o meno speciali. La struttura delle canzoni è affogata in un maelstrom di effettistica e feedback in cui risulta difficile trovare il bandolo delle corde ed un minimo senso di progressione anche per l’ascoltatore più coraggioso e paziente, tanto che paradossalmente il brano meglio delineato è “WHY SYB”, un chiaro omaggio a “Wish You Were Here” dei sopracitati Floyd, quasi una cover.
Curiosamente, mentre si ascolta “Signs”, viene da pensare che la musica dei Dr.Hasbeen ricorda sotto numerosi aspetti “Heart Of The Ages”, il debutto degli In The Woods…: produzione sporca, effettistica a sproposito, voce cantilenante, atona, pezzi sguaiati, slegati da una forma canzone, voglia di esprimersi senza pensare troppo a come raffinare la registrazione.
Ma se i norvegesi scolpivano una gemma grezza di passione e creatività, “Signs” non è altro che un collage di brani scoloriti, che ha nell’esaustività il proprio unico merito, ovvero quello di dipingere un’immagine completa della band nei suoi vari aspetti musicali e tematici, passati e presenti. Ciò che vediamo però è un gruppo privo di mordente, con una forte identità solo sulla carta o forse sul palco, tra raggi laser e caschi di stagnola, ma purtroppo non sul piano della composizione e della resa musicale, e cioè quello che alla fine dei conti interessa veramente all’ascoltatore.

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