Home > Recensioni > Dragon Trainer 2

A quattro anni dal successo di critica e pubblico del primo vero gioiello made in DreamWorks — il maturo, emozionale e tecnicamente stupefacente “How to Train Your Dragon“— torna nelle sale la saga d’amicizia tra vichinghi e draghi.

Dragon Trainer 2” dice addio all’infanzia dei protagonisti e a Chris Sanders, il talento anticonvenzionale a cui era facilmente riconducibile parte dell’atteggiamento scanzonato e imprevedibile che ha fatto la fortuna del primo capitolo. A prendere le redini è la sua spalla storica, Dean DeBlois, per raccontarci il difficile rapporto di Hiccup con le responsabilità legate al suo ruolo di futuro capo.

L’addio di Sanders si sente eccome, con tutto il plot che tende a virare su territori classici dell’animazione per ragazzi (il ruolo del predestinato, l’amicizia che supera ogni coercizione, l’inevitabile svolta romantica).

Tuttavia va riconosciuto al sequel di riuscire ad emozionare il pubblico dei piccoli e dei loro accompagnatori adulti grazie ad un approccio vincente anche nelle svolte narrative più prevedibili.

Se la cifra stilistica del primo “Dragon Trainer”, un approccio naturalmente leggero alla disabilità, va annacquandosi diventando stilema di ogni nuovo personaggio, tutto il discorso sottotraccia su Valka e il suo disagio verso un tipo di maternità classica ricordano proprio la freschezza e la complessità perse per strada.

In definitiva un secondo capitolo davvero bello ed emozionante, anche se in modo più tradizionale rispetto al suo predecessore.

Pro

Contro

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