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  • Dragonforce: Inhuman Rampage

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Continua la saga dei nuovi adepti del futurismo

Una scarica martellante, sincopata e compressa all’estremo. Una nuova micidiale arma? Più semplicemente, un album dei DragonForce.
Se è vero che i grandi gruppi della scena power (o neo-power se preferite quest’etichetta) si affidano sempre più spesso alla partenogenesi per sopravvivere, preferendo sdoppiarsi esibendo continuamente cloni di se stessi piuttosto che lasciar fecondare qualche nuova idea, e se è vero che i DragonForce non fanno eccezione, è altrettanto vero che la suddetta iterazione non ha sinora compromesso l’integrità genetica delle loro opere. “Inhuman Rampage” è l’erede naturale, pro e contro annessi, di “Sonic Firestorm”. L’acceleratore innanzi tutto, quello rimane schiacciato a tavoletta pressoché senza pause. Si prosegue come previsto, fra suoni pulitissimi, strutture intuitive e fresche, assoli isterici da headbanging, chorus al solito trascinanti e il mix vincente di spensieratezza ed epicità che rappresenta un loro marchio di fabbrica tipico. Mancando di fatto veri ingredienti esotici, non resta che godere di quello che è il tipico sound della band di Herman Li. Ancora protetti da una spontaneità e da un brio tipici di chi non ha già dato alle stampe dozzine di dischi, i DragonForce, dopo essersi prepotentemente imposti nella giungla power come la nuova ed estrema frontiera, cavalcano saldamente l’onda della scena di appartenenza, sapendo divertire, esaltare, mantenendo standard qualitativi di rilievo. Riaprire il capitolo stilistico, finendo a discutere sulle possibili esagerazioni “tachimetriche” che taluni possono ritenere finanche grottesche, ci pare di ben poco interesse. La realtà dimostra che hanno ragione loro, ci piacciono così come sono, con i loro eccessi.

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