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  • Dragonforce: Sonic Firestorm

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Un buon compitino

L’ascesa dei DragonForce è stata davvero inarrestabile: nessuno si sarebbe augurato l’esplosione di un’altra new sensation in campo power metal melodico, eppure la multinazionale del metallo è riuscita a strappare consensi un po’ ovunque, partendo dal nulla e costruendosi la propria fortuna. Va dato atto di questo a Herman Li e soci, va riconosciuto che la loro estremizzazione di quegli odiosi cliché che centinaia di band si portano addosso ha costituito una miccia che, accesa dall’attitudine ironica e in controtendenza della band, ha lanciato definitivamente i Nostri “inglesi”.
Ad un primo album irresistibilmente sfrontato, spontaneo e pacchiano segue un secondo episodio, dal titolo “Sonic Firestorm”, che smussa molti di quegli esagerati spigoli che avevano procurato il successo. Il singer ZP Theart si produce in una prova più varia, seppur ancora debitrice di molti classici, e un paio di membri propriamente inglesi fanno la loro comparsa alla sezione ritmica, che resta comunque la più veloce del west. Ancora una volta infatti i Nostri sono impegnati in un set di sparatissime canzoncine (il diminutivo è d’obbligo) melodiche dal facile appeal, ma anche caratterizzate da escursioni strumentali estreme, che quindi, se da una parte possono ricordare motivetti da cartone animato o da videogioco, dall’altra spingono ogni volta oltre le sperimentazioni tecniche ad alta velocità.
Non ci si poteva di certo aspettare la Luna dal secondo lavoro dei DragonForce, “Sonic Firestorm” è soltanto una versione più elaborata del genuino debutto, che, forse proprio per questo motivo e per l’effetto sorpresa, continua a farsi preferire.

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