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  • Dragonforce: Valley Of The Damned

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Delirio happy metal

Un disco ridicolo. Su questo non ci sono dubbi, in qualche modo anche la band stessa potrebbe ammetterlo, ovviamente adducendo le proprie ragioni. Magari il fatto di provenire da quell’Inghilterra così restia a sonorità classicamente metalliche ha fatto sì che qualche devianza penetrasse comunque nelle multinazionali menti di questo gruppetto, tant’è che il power di “Valley Of The Damned”, giunto per la prima volta al pubblico tramite l’autoproduzione di un demo di enorme successo, riesce a estremizzare tutte le caratteristiche del sound che di questi tempi permettere di vendere qualche migliaio di copie un po’ a chiunque. I DragonForce, che ovviamente non si sono fatti mancare nemmeno un Dragon-monicker, se la spassano prendendo in giro un po’ tutti, a partire dalla cattivissima intro, tra titolo e atmosfera degna del migliore disco di devastazione totale, passando per altre 8 tracce di happy-freedom call-metal accelerato a velocità folli, e terminando con delle foto nel booklet che si prendono gioco di tutte le pose che i colleghi solitamente si sparano per sembrare brutti e cattivi a dovere.
I DragonForce non hanno una nuova idea musicale che sia una, ma la loro simpatica ironia e lo spirito satirico li salvano alla grande da un flop dei più ridicoli. Non ci si può avvicinare a “Valley Of The Damned” senza essere consapevoli di tutto ciò, non si può scuotere il capoccione a velocità proibitive senza sorridere, non si possono cantare i ridicoli cori senza essere consapevoli che si tratta di un distillato dei testi più pacchiani che si siano visti nell’ultima decina di anni. Non si può apprezzare questo disco senza rendersi conto del fatto che i DragonForce stanno ridacchiando alle nostre spalle.

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