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Drastique: Tutto iniziò in una notte buia

Spenti i candelabri e messo a tacere il demone dell’insaziabile piacere, scorsi tra le pagine telematiche entità spettrali che riportavano forgiato lo stemma Drastic, senza averne diritto alcuno. “Villania!” pensai, e all’impeto distruttore seguì la pacifica decisione di fuggire nuovamente dalla massa, presentando un nuovo stendardo della creatività infernale e della poesia sgorgante dai flutti del Lete: Drastique, teatralità e passione. Cotanto fu il plauso delle genti tutte che la scelta non potea esser migliore. Di grazia.

E nel frattempo, tra una “c” ed un “que”…
Inverni e lune nei trascorsi del mio argenteo casato, un lustro di passaggi e sperimentazioni, incontri e addii, vizi e inconfessabili peccati. Accidia e funesti riverberi del passato a sbarrare la strada maestra del sentiero creativo. Luci fioche e fiamme dense di passione per il parto mortale del piacere nell’adorazione del bello.

Nuovi compagni di viaggio al tuo fianco. Cosa prevede per loro il fato?
Il fato m’è oscuro, come la notte più buia, e nessun presagio mi apre le porte del silenzioso domani. Valorosi compagni di viaggio, fedeli e instancabili pittori di emozioni celestiali e fabbri del sole degli inferi, Fay e Mahavira hanno incensato e dorato il florilegio del piacere. Possa in tal guisa il futuro rivelarsi, foriero di nuove battaglie combattute fianco a fianco, per il Signore dei Sensi e la Dama del Piacere Carnale.

Oltre ai nuovi compagni, quali altri accadimenti furono forieri di idee?
L’isolamento fu il destriero sul quale attraversai fiumi di desolante tristezza, nel rozzo mondo della facile ricchezza, ove il servil agire è legge, ove il rispetto è chimera.

E la nuova creatura, quanto migliora la sua precedente? Sei forse tu ora tanto savio da comprenderlo?
Canuta figura, ti parlo dalle torri innevate della saggezza imperitura della Regina delle Emozioni. Sperimentare nuove sonorità, così fu scritto. Ritornare alle origini del peccato e delle eterne contraddizioni, così si avverò. Potenza in crescendo, maestosità e vigore, sangue caldo e vitale in musica, figlio sempre più devoto della Madre dell’Amore e della Dea del Peccato. Dall’aurea delle stelle e degli spazi celesti, al rubino incandescente degli abissi dell’animo che brama soddisfazione.

Rivelaci qualcosa della Religione del Piacere, di grazia.
Della Sacra Discendenza dell’Incanto e della Bellezza, schiavi e padroni della vita, nell’inconsapevole giogo della femminea specie, ci accingiamo alla più dolce genuflessione, consci della perdizione, immersi nel fascino della donna. Mistero e Rivelazione.

Mai così facile è stato riconoscere immediatamente le vostre parole, allora, cosa vi distingue dai vostri pari?
Nulla. Il nulla ci separa dalle contrade rivali. Unica e irripetibile, l’eco del nostro tormento e la fiamma della nostra devozione all’essere tutto, domineranno sui pianeti con la dolcezza di un bacio rubato, riponendo nel piacere la religione del creato delle emozioni.

E dei vostri concittadini, chi più degli altri è meritevole di lode? Che siano forse i cari Dismal?
Conobbi Bradac e la sua brigata de sonatori ai tempi del primo circolare tributo alla Musa. Grande talento e dedizione, armonie sognanti ed eterea carezza di note. La sua nuova creazione vidi sui papiri, ma il suono e la parvenza ne ignoro. Confido in un venturo ascolto.

Ed ora, dicci da qual buon vento prende vita la Maria Magdalena, note e parole a dir poco popolari oramai quasi due decadi or sono.
Correvano gli anni della popolar canzone elettrificata, quando m’accingevo a muover i primi passi sull’instabile terra delle Sette Note. Il furore delle fulminee vibrazione e le melodiose sonate mi rapirono il core. A cotanta arte, mai sopita, offro oggi il mio tributo.

Ed in questo contesto di arte e piacere, che significato assume una così breve ed apparentemente innocua pennellata nascosta al termine dello scritto?
E così è il piacere. Inatteso, breve, agognato. Seco porta delusione sovente. A te gli occhi per vedere e gli orecchi per sentire. Tutti i sensi cinque per godere del consapevole rapimento che l’umana specie chiama Piacere. L’anima per l’eterno ardire. Il corpo per il corpo. La bellezza per morire.

Orsù, è tempo di andare. Con la speranza che questa volta l’attesa non sia di nuovo così lunga.

E sia.

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