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Dream Theater? No, grazie.

In questo decennio abbondante del 2000, in cui tutti pensano che per fare prog basti saper suonare quattro controtempi e un paio di riff complicati, arrivano gli Haken. E non assomigliano ai Dream Theater, almeno in linea di massima.

Figli della vivissima scena prog-rock inglese, gli Haken nascono nel 2007 e hanno all’attivo un paio di album, “Aquarius” (2010) e “Visions”, uscito nell’ottobre del 2011. Nonostante la storia recente che la band ha alle spalle, i suoi membri vantano una formazione musicale di tutto rispetto, che spazia dalla laurea in chitarra jazz al Trinity College of Music (Tom McLean), una carriera da insegnante e giornalista musicale (Charlie Griffiths), un percorso da compositore e produttore (Diego Tejeida). Inoltre, la maggior parte dei membri è poi impegnata in progetti paralleli.

“Visions” sta riscuotendo un notevole successo fra gli addetti ai lavori, nelle web radio e nelle webzine di tutto il mondo, oltre ad essere stato eletto secondo miglior album dell’anno dalla prestigiosa ProgArchives.com e ad aver suonato al famoso ProgPOwer Usa nel 2011.

Gli Haken sono quindi una band con le scatole cubiche e la tecnica appassionata che hanno riversato in “Aquarius” prima e in “Visions” poi non lascia certo indifferenti. Eppure, non è facile accostarsi alla loro musica: come alcune delle band più geniali degli ultimi anni, appartengono a quella sfera la cui gamma di apprezzamento volge ancora sul freddino, cui fa fortunamente da controparte una ristretta schiera di fan sfegatati. Certo, non è semplice seguire la suite di oltre 20 minuti che dà il titolo al loro lavoro più recente, ma non è possibile non rimanere deliziati dai cambi di tempo di “Streams” (su “Aquarius”), che spiazza per gli inserti growl ma incanta per la fluida armonia degli strumenti. Oppure, si viene risucchiati dal loop di chitarre e tastiere nell’intro e nella parte centrale di “Insomnia” (in “Visions”), con la voce limpida e dalle tonalità calde quasi alla Queen.

Le parti più proggy sono particolarmente apprezzabili perché, pur con i numerosi e a volte repentini cambi di tempo, e nonostante la notevole lunghezza di molte track, non presentano punti morti e fluiscono con estrema naturalezza dagli strumenti. Un po’ fuori luogo, perché inatteso, può risultare il growl di alcuni pezzi (vedi “Portal”), ma l’insieme è decisamente piacevole. Per chi ama il prog fatto bene.

Line-Up
Richard Henshall: tastiere e chitarra.
Raymond Hearne: batteria.
Ross Jennings: voce.
Diego Tejeida: tastiere.
Thomas MacLean: basso.
Charles Griffiths: chitarre.

Discografia:

“Visions” (2011, Laser’s Edge/Sensory)
“Aquarius” (2010, Laser’s Edge/Sensory)
“Enter the 5th Dimension (Demo)” (2007-2008, Hakenmusic)

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