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Un’apprezzabile conferma

Dream Theater, ovvero, “la patata bollente”, uno di quei gruppi capaci ad ogni uscita di dividere folle che si sfidano poi a suon di infiniti “post /reply/quote” sui forum delle varie webzine che popolano la rete. Tralasciando le inutili diatribe, “Systematic Chaos” è un disco che, nonostante alcuni momenti poco riusciti, regala all’ascoltatore 80 minuti scarsi di progressive nella sua concezione tipicamente “theateriana”.
Infatti, nelle otto composizioni tra cui questo album si dipana, troviamo tutti quegli elementi che caratterizzano l’attuale sound del quintetto americano, fra le ormai evidenti dichiarazioni d’amore a Muse e U2, che contrastano con alcuni passaggi di tipica concezione “nu”. Per rendere l’idea del concetto, basti ascoltare la “commerciabilità” di un pezzo come “Forsaken”, che ben si discosta dalla burrascosa “The Dark Eternal Night”, il cui riff che sorregge la strofa non sfigurerebbe su un disco dei Mudvayne. Risulta oltremodo inutile partire con la solita sequela di considerazioni su come di “Images & Words” non ce ne saranno più: tutte le band che si rispettino, hanno un loro disco considerato quello che nessuno mai dimenticherà, ma è anche il caso di smetterla di doversi sempre e obbligatoriamente attaccare al passato. I Dream Theater di oggi sono una band matura, che come tale (e come tutti) intraprende strade diverse, dal valore più o meno opinabile, che vanno considerate in quanto tali, e non in funzione del nome di chi le rappresenta. Questa piccola parentesi è per rendere chiaro al lettore che “Systematic Chaos” è un disco che presenta diversi aspetti, diverse facce di una stessa medaglia.
Stiamo comunque parlando di otto composizioni che vanno dai picchi positivi quali “Constant Motion” (perfetto bilanciamento tra potenza e tecnica), ad altri in negativo, come “The Ministry Of Lost Souls”, che lasciano basiti per la forse eccessiva prolissità nel tritare e rimacinare idee e spunti fino a portare l’ascoltatore ad una disattenzione generale. Diciamo che ci troviamo di fronte ad un album che sicuramente accontenterà i fan storici come quelli dell’ultima ora, ma che ovviamente farà adirare i soliti mai contenti. Per concludere, nulla di nuovo sul fronte del Teatro Del Sogno: un disco buono, soliti alti e bassi, virtuosismi e tutto ciò che si è abituati ad aspettarsi dai Dream Theater.

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