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Piccoli sfizi

Il progetto Dreamend di Ryan Graveface è incentrato sul concetto di libertà artistica. Passato da un post rock minimale al dream pop, arriva a questo “So I Ate Myself Bite By Bite” mettendo in campo un folk moderno, psichedelico, minimale al massimo. Le idee musicali sono ridotte al minimo mentre gli arrangiamenti sono colmi di elementi fortemente eterogenei

Ogni pezzo è un affascinante bozzetto molto lontano dal folk radio-friendly di questi ultimi anni, dietro un animo estroverso il disco presenta diversi lati inquietanti volti a descrivere la felicità folle e malata del serial killer.

La breve durata del disco favorisce l’impressione che questo album sia un microcosmo che convince solo nel suo mondo, solo nell’unicum sonoro in cui si viene trascinati affrontando i quaranta minuti di ascolto in un fiato.
“So I Ate Myself Bite By Bite” convince per la sua unicità, l’alternanza di liriche cupe e dolci melodie crea un affascinante contrasto che accompagna il fruitore per tutta la durata del disco. Graveface è un compositore di talento e riesce a coinvolgere pur non sfiorando neanche lontanamente l’eccellenza, la mancanza di singoli potenziali è una curiosa anomalia nel panorama musicale moderno.

Pro

Contro

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