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I followers non possono avere futuro

Chi non è stato affascinato dalle melodie power dei primi Hammerfall? Album come “Glory To The Brave” e “Legacy Of Kings” hanno lanciato quella che oggi è una delle grandi metal star. Cosa c’entra questo con il debut album di Dreamland? Molto. Prima di tutto, questa band ha visto la sua formazione anche grazie al fiancheggiamento di Joacim Cans, ugola dei succitati Hammerfall. Il buon Cans ha seguito con impegno le evoluzioni che negli ultimi quattro anni hanno portato al debutto, fra cambi di monicker e di lineup, dei Dreamland. In secondo luogo, Cans oltre al ruolo del padrino, ha vestito anche i panni del produttore, almeno per quanto riguarda vocals, basso e chitarre. Non un biglietto da visita povero per una band che si affaccia per la prima volta nel mercato della musica. Sad but true, il prologo della nostra recensione deve essere interpretato anche come (infausto) presagio. “Future’s Calling” infatti non si rifà semplicemente ai primi lavori degli Hammerfall, ma quasi li copia. Lo stile è tale-e-quale a quello della band di Dronjak, tanto simile che un ascoltatore poco addentro al movimento musicale potrebbe senza problemi confonderli con gli originali. Se questo è significativo di un livello tecnico ed esecutivo notevole, altresì ricalca anche una sterilità creativa imbarazzante. Ora, le influenze sono una cosa, i plagi sono ben altra cosa. Per quanto possa valere, puntualizziamo sulla piacevolezza del platter che, fosse ascoltato da un non addetto ai lavori, susciterebbe una buona impressione. Fosse farina del loro sacco… Il primo vero distacco dallo stile Hammerfall si percepisce solo arrivati alla settima traccia, con una melanconica ballad dal sapore rugiadoso. Ben prodotto, ben suonato e discretamente arrangiato, “Future’s Calling” resta comunque il fratellastro spurio di una più antica dinastia.

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