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Alchimie e colori

Ad ascoltare “Brazil”, secondo LP dei Drink To Me da Ivrea, vengono in mente le atmosfere deviate che da anni Oneida e Liars suggeriscono nella loro fusione “post” di elementi noise, kraut ed indie. Quanti in Italia amano e venerano questi gruppi? Non abbastanza, ma comunque un buon numero. Quanti fanno musica a partire dalle premesse da loro poste? Pochissimi.

Ecco la mossa giusta dei DTM: i ragazzi non hanno paura di osare e di citare espressamente le loro ispirazioni, arrivando – novelli alchimisti – a produrre per commistione, unione e richiamo.
“Brazil”, dieci tracce per tre quarti d’ora, propone un bagno salvifico in acque sporche di sintetizzatori e boccate d’aria densa di vapori shoegaze. Il disco è uscito per la Unhip Records.

I Drink To Me tornano sulla scena del delitto: non nascondono le derivazioni e non occultano le fonti della loro conoscenza musicale dietro la maschera dell’”innovazione ad ogni costo”. Fanno persino capolino nel rutilante universo della dissonanza. Un pugno di follia in più avrebbe potuto forse dare la scintilla necessaria a far saltare in aria il gas, ma ciò non toglie nulla all’efficacia della proposta. I ragazzi hanno strani colori in mente e sanno come metterli su disco.

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