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Dropkick Murphys: Coming back in style!

Chissà cosa avrà pensato Cornelius Larkin, il protagonista fittizio del concept di “Going Out In Style”, del banchetto funebre preparato per lui dai Dropkick Murphys nel video della title track del nuovo album. Sicuramente, sarebbe stato contento di vedere la band nel live trionfale del Loud’N’Proud Festival, il concerto sold out che li ha definitivamente consacrati (se ancora ce ne fosse bisogno) come la migliore formazione del panorama punk folk mondiale.
Pochi giorni dopo la data milanese, Loudvision ha raggiunto il vocalist Al Barr al telefono, chiacchierando di funerali, pugili e dei feedback dell’ultima fatica dei DKM.

Prima di tutto, grazie per lo show eccezionale che avete fatto a Milano. Sono passati quatto anni da “The Meanest Of Time”: cosa avete fatto in quel periodo? E come siete cambiati nel frattempo?
Beh, a dire la verità, non abbiamo avuto molto tempo libero, dato che abbiamo suonato per un anno e mezzo in giro per il mondo, durante il lungo tour a supporto di “The Meanest Of Times” . Quindi ci siamo presi un po’ di tempo per stare con le nostre famiglie, per riposare e ci siamo visti insieme abbastanza di rado. Prima che ce ne rendessimo conto, erano passati quattro anni, e allora ci siamo riuniti e abbiamo cominciato a lavorare al nuovo CD.

Nel frattempo vi siete dedicati anche ad alcuni side-project?
Ahahaha! I miei figli sono il mio progetto parallelo!

Per quel che riguarda il processo compositivo di “Going Out In Style”, avete apportato delle modifiche, rispetto agli album precedenti?
Sì, e la più rilevante è che, per la prima volta in dieci anni, abbiamo lavorato anche alla produzione, e Ken ha fatto un lavoro fantastico nella registrazione, sovrapponendo le varie incisioni, ecc. Credo che il risultato sia un album straordinario, se paragonato agli altri nostri dischi. E ne siamo molto felici.

Sì, a me sembra più maturo e complesso degli altri… quasi IL disco della maturità. Tu che ne dici?
Beh, sai, siamo invecchiati e cresciuti con ogni album…Il mondo cambia, le cose accadono e si trasformano in modi diversi. Le prospettive con cui le guardiamo sono differenti. Qui abbiamo iniziato a introdurre le nostre influenze irish folk, che caratterizzano la musica che ascoltiamo e che ci piace.

Avete già girato un paio di video per i singoli di “Going Out In Style”. Cosa ci racconti del making of? E degli ospiti presenti?
Beh, dunque, ci sono un po’ di persone con cui abbiamo collaborato, oltre a dei nostri amici. Allora, c’è Fat Mike, con i quali abbiamo fatto dei tour in Australia, e che ha fatto la sua parte nel video, dato che noi abbiamo suonato con i NoFX in tour prima di loro. Poi, c’era Chris Cheney, il leader della punk band australiana The Living End, e Mickey Ward, Shawn Thornton e altre celebrità sportive. Ci piace fare le cose in questo modo, invitare amici e ospiti, perché la loro presenza aggiunge al video un’atmosfera di festa.
[PAGEBREAK] Infatti il funerale in “Going Out In Style” sembra proprio una festa… a te piacerebbe avere una cerimonia funebre del genere, quando verrà il momento?
Aha, credo che tutti lo vorrebbero! Quando viene il momento dell’ultimo saluto, penso che tutti vorrebbero uscire di scena in grande stile! Ma purtroppo non possiamo scegliere noi…a meno che non lasciamo istruzioni precise! (ride).

Fra le varie canzoni dell’album, una in particolare mi ha colpito, perché so che è collegata ad una storia particolare: “Take ‘em Down”. Ce ne puoi parlare?
Sì, la cosa interessante è che abbiamo scritto questa canzone pensando all’ambientazione delle prime lotte operaie negli anni ’50, e il protagonista, Cornelius Larkin, è proprio un sindacalista dell’epoca. Le sue rivendicazioni e i suoi successi ci hanno ispirato per questo brano. Quindim questa canzone è stata poi presa come ispirazione dai sindacalisti del Wisconsin per le loro lotte operaie. E abbiamo permesso alle organizzazioni degli operai del Wisconsin di utilizzare questo brano, per aiutarle quanto più potevamo. Ma è stata una sorpresa che si sia rivelato efficace e significativo anche nella situazione attuale, benché la storia si svolga più di cinquant’anni fa.

E poi avete fatto anche una linea di merchandising speciale per l’occasione..
Sì, abbiamo creato delle magliette speciali per aiutare una raccolta fondi per aumentare la consapevolezza dei fan riguardo alla loro causa e aiutarli in modo più concreto.

Beh, sicuramente è un ottimo modo, anche originale, per raccogliere dei fondi. Continuando con il discorso non strettamente musicale, so che avete partecipato alla colonna sonora del recente “The Fighter” e di “The Departed” di Scorsese. Vi siete proposti voi o è stata la produzione a scegliere i brani?
Sì, è successo che, nel caso del film premio Oscar “The Fighter”, il pugile protagonista, Mickey Ward (detto “l’irlandese”), sia un nostro amico da anni e abbiamo scritto la canzone “The Warrior’s Code” proprio per lui, nel 2004- 2005. È divertente vedere come, alcuni anni dopo, abbiano deciso di fare un film sulla sua vita straordinaria. Sai, lui è sempre stato un boxeur, ma non era molto famoso, ed è bello constatare che ora sia sotto le luci della ribalta, grazie al film. Così, adesso tutto il mondo lo conosce e ha conquistato la fama che meritava. Quindi, abbiamo scritto la canzone molto tempo prima del film, ma poi il regista ci ha consigliato di inserirla perché pensava che si adattasse perfettamente alla scena in cui compare. Di solito non facciamo colonne sonore apposta per i film, ma in questo caso sembrava che il pezzo calzasse proprio a pennello.

Cosa suggeriresti ai giovani che vorrebbero ricalcare le vostre orme e intraprendere una carriera musicale, come faceste voi all’inizio degli anni ’90?
Dunque, quello che direi loro è che, indipendentemente dal tipo di musica che vogliono suonare, è fondamentale avere a che fare con persone che hanno la mente aperta, che sono disposte al dialogo. In questo modo, si può discutere con loro del sound che si vuole ottenere, poi si prova a suonare insieme e si acquista sempre maggior sicurezza come gruppo. In una band è strettamente necessario trovare uno scambio d’idee. Poi, il mio consiglio personale è quello di fare ciò che volete, suonare la musica che più vi piace.

Ho visto che avete aggiunto delle date al tour estivo… Tornerete anche in Italia?
Beh, sai, è la natura della bestia, a volte vengono aggiunte delle date. Sinceramente non abbiamo ancora deciso se riprendere il tour europeo oppure no. Per ora abbiamo aggiunto una manciata di show in Germania, in agosto.

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