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Drunken lullabies

Transita in una Milano congestionata dal traffico l’Eastpak Antidote Tour targato 2008, traffico che con l’ausilio di un ingorgo di dimensioni epiche ci permetterà di arrivare al Rolling Stone solo pochi minuti prima dell’ingresso sul palco dei bostoniani Street Dogs.

Perse nostro malgrado le esibizioni degli street-punkster losangelini Time Again e dei gallesi Skindred, ci rifacciamo immediatamente con gli Street Dogs di Mike McColgan, pompiere part-time ed ex-vocalist dei Dropkick Murphy’s. Accompagnato dal fido Johnny Rioux, McColgan guida la sua nuova creatura in quella che sarà una mezz’ora abbondante di rock’n’roll punkeggiante, a base di drinking song e street anthem. Niente per cui gridare al miracolo, intendiamoci, ma l’atmosfera viene ben riscaldata dalla band di Boston, guidata da un McColgan estremamente affabile e pronto a scatenare la bagarre annaffiando di birra le prime file (e gli sfortunati fotografi) saltellando qua e là, non risparmiandosi puntate in mezzo alla folla pogante. Niente di nuovo sotto il sole, si diceva, ma la scelta giusta per traghettare la serata verso lo show degli attesissimi headliner.

Reduce da una data sold-out al MusicDrome lo scorso mese di Maggio, ritorna in città il baraccone capitanato da Dave King. Davvero insolito il successo che progressivamente ha fatto registrare questo combo californiano all’anagrafe, ma profondamente irish, come il proprio leader, nell’animo. I puristi del genere non hanno ancora deciso se ripudiarli come simpatici cloni dei gloriosi Pogues, o accoglierli in veste di salvatori di quel rock ai confini tra folk, punk e musica celtica che vede nell’immarcescibile Shane McGowan (un uomo, una leggenda) il proprio profeta. E mentre i puristi decidono, noi ci godiamo i Mollys per quel che sono: una delle band più travolgenti che vi possa capitare di vedere muoversi su un palco.

Sulle note di “Paddy’s Lament” Dave King, accompagnato da Bridget Regan (sua moglie e partner musicale), si impadronisce del palco, dal quale gli altri cinque mollys hanno già dato il via alla festa. Una festa che vede scorrere senza soluzione di continuità tutti brani più popolari del repertorio floggiano, attingendo a piene mani da tutti gli album fino ad ora pubblicati: da “Selfish Man” a “The Likes Of You Again”, perfetto viatico per il pogo selvaggio che si sta scatenando immediatamente sotto lo stage, passando per la title-track del nuovo, recente “Float”, da cui ritroviamo anche “Requiem For A Dying Song” e “Lightning Storm”. Le drunken lullabies di King e soci ci accompagnano per una buona ora e mezza di concerto, il cui racconto davvero ha poco senso: un concerto dei Flogging Molly deve essere vissuto in prima persona.

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