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    Dubby Dub

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“Insieme a te non ci stiam più”

Dev’essere quella la frase che il basso elettrico si sentì dire quando i fratelli Pulga insieme ad Enrico Negri decisero di non utilizzarlo nella composizione dei pezzi. Al suo posto meglio tre chitarre attaccate sia ai vecchi appositi amplificatori sia a quelli da basso. Contemporaneamente.
Una volta trovato il giusto sound, voilà i Dubby Dub.

“Rock’n’roll Head” è il secondo album della band ferrarese, un vero e proprio omaggio al rock vintage tanto caro alle menti di The Hives, ma con una punta stoner rubata ai Queens Of The Stone Age e un pizzico di grunge alla Dinosaur Jr.
Undici canzoni sprizzanti di energia e dai testi rigorosamente inglesi, giusto per far capire che in quest’epoca è fondamentale essere internazionali.

Aprire la copertina del disco e, tra le varie cose, leggervi un “NO BASS WAS PLAYED ON THIS RECORD” scritto in grassetto è come dire a Giampiero Galeazzi “In questa sala c’è un buffet” quando invece è evidente che dietro la porta si celi una squadra armata di palestratissimi animatori di résort. La situazione si aggrava ulteriormente se si è bassisti.

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