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Due chiacchiere con Cecile: da Sanremo a “N.E.G.R.A.” [INTERVISTA]

Sull’onda (ormai dissolta) del Festival di Sanremo, noi di LoudVision abbiamo sentito il bisogno di spremere fino alla fine tutto quanto di buono ci ha dato quest’ultima edizione. E che dire… mai come quest’anno abbiamo visto una sezione di “nuove proposte” così interessante. È la ragione per cui abbiamo parlato con Cecile, che ha fatto scalpore con il singolo “N.E.G.R.A.” (cantata con Rafe).
Con una certa punta d’ansia, chiamo -come prefissato- questa giovane artista. Mi risponde in tono caldo e simpatico. Quella che segue la considero più una chiacchierata tra amici che un’intervista. Buona lettura!

 

Per rompere il ghiaccio, parlaci un po’ di te: cosa ti ha spinta a diventare una cantante?

La musica c’è sempre stata nella mia vita. Sin da bambina ero circondata in casa da strumenti di ogni tipo. Anche mia madre ha contribuito in maniera importante a trasmettermi questa passione. Cantare ed avere a che fare con questo mondo è sempre stato un po’ il mio sogno.

 

Parliamo di “N.E.G.R.A.”, canzone che hai portato a Sanremo e che ti ha in qualche modo “consacrata” al successo. Si tratta di un atto di denuncia verso il razzismo?

Io dico sempre che “N.E.G.R.A.” sia un pretesto, poiché io sono nera e parlo di questo. Avrei potuto qualunque altra parola: ‘brutta’, ‘grassa’, ‘frocio’. Qualunque altra espressione impiegata per offendere chi è in qualche modo “diverso” (che poi, pensaci, diverso da cosa?). “N.E.G.R.A.” è quindi un atto contro il razzismo e ogni forma di ipocrisia. Il termine “negra” viene ripetuto molte volte all’interno del mio brano, perché il mio intento è proprio rinforzare la portata offensiva insita nell’insulto stesso. E poi ovviamente io parlo al femminile in quanto donna. Non voglio nemmeno elencare tutti i soprusi che le donne subiscono in quanto tali. Ovviamente pubblicamente siamo tutti bravi ad insultare e violentare chi è diverso da noi. Ma, come dico all’interno della canzone, quando siamo nudi e senza filtri crollano tutte le barriere.

 

Anche andando a leggere i commenti e le opinioni su “N.E.G.R.A.”, si capisce come essa sia stata la canzone che ha fatto maggior scalpore…

Mi ha fatto molto piacere, da una parte, far pensare la gente. Tuttavia credo che alla fine si tratti “solo” di una canzone. So che è un brano molto forte e immaginavo che non sarebbe arrivato a tutti. So che ci sono stati dei commenti anche negativi, ma io non sono abituata a guardarli. Ovviamente ho apprezzato le critiche costruttive. Sono quelle che fanno crescere.

 

Qual è la tua opinione, in quanto partecipante, del Festival di Sanremo? Pensi che sia un format che ormai non ha più nulla da dire? Oppure pensi che sia ancora un ottimo veicolo per lanciare giovani promesse?

Allora, io penso che quest’anno Sanremo sia stato molto interessante, soprattutto per quanto riguarda le “nuove proposte”. Infatti Carlo Conti ci aveva già dato l’opportunità di farci conoscere: a novembre infatti ci siamo esibiti in una serata interamente dedicata a noi, con una giuria appositamente selezionata (Rosita Celentano, Andrea Delogu, Carolina di Domenico, Carlo Conti, Federico Russo, Chiambretti e Giovanni Allevi). Se vogliamo, il format era abbastanza simile a quello dei talent. Abbiamo avuto due minuti ciascuno per dare noi stessi e dimostrare quanto valevamo. È stata anche un’opportunità per conoscerci tutti. Da parte mia, posso dire di aver avuto un forte riscontro emotivo. Carlo Conti ha inoltre fatto un appello alle radio: le ha spronate a mandare in onda i nostri brani, in modo che il pubblico li conoscesse già al momento del Festival vero e proprio. Se si continuerà su questa linea anche in futuro, Sanremo fornirà sicuramente nuova linfa vitale ai giovani, che notoriamente sono sempre stati considerati piuttosto marginali nelle scorse edizioni.

Cecile___l

Sanremo ti ha consacrata ad un pubblico piuttosto vasto. La notorietà e la fama ti pesano?

Io sono sempre stata una persona abbastanza iperattiva. Nel mio passato ho fatto molto sport, anche a livello agonistico (ho giocato a basket in serie A). Sono abituata ad avere tanti impegni e questa nuova parentesi che mi si è aperta non mi pesa –per adesso- più di tanto. Tuttavia mi rendo conto che più si va avanti, più è difficile affrontare questo mondo. Vi sono tante persone che ne fanno parte, e questo significa che per noi artisti la vera sfida è quella di tenere alto il personaggio che ci siamo creati. Io ho avuto la fortuna che, dopo Sanremo, mi si sono aperte davvero tante strade. Non ho quindi mai perso l’occasione di dare il meglio di me stessa.
Tra le cose di cui vado maggiormente fiera, c’è sicuramente il concerto che ho tenuto al Gay Pride durante la questione (tra l’altro non ancora conclusa) sulle unioni civili e adozioni. è stato bello poter interloquire con quelle che in Italia vengono considerate (anche in senso dispregiativo) delle minoranze. Io stessa faccio parte di una minoranza e finché la mentalità non cambierà, occorrerà lottare e ribellarsi.

 

Per quanto riguarda il disco (“N.E.G.R.A.”, uscito il 4 marzo per l’etichetta “Walkman”), mi è sembrato di percepire un filo conduttore che accomuna tutti i brani. Un filo conduttore che si ricollega sempre al concetto di “emarginazione” espresso dalla canzone che hai portato a Sanremo. Sbaglio?

Sì, sbagli (ride). Il disco in sé è molto più leggero, a livello di tematiche, rispetto a “N.E.G.R.A.”. C’è un altro brano a forte contenuto sociale che è “Bambine Per Sempre”. Magari tu, nella tua domanda, ti riferivi al brano “Basta Ca**ate” (prima traccia dell’album): è una canzone che serve un po’ ad introdurre tutto l’album. Una sorta di anticipazione agli altri pezzi. In “Basta Ca**ate” esorto alla presa di consapevolezza rispetto alle molte falsità che spesso ci vengono raccontate. Falsità che spesso sono frutto di tante etichette e tanti pregiudizi. Già il secondo brano (“Face Down”), si discosta in maniera abbastanza netta da “Basta Ca**ate”, in quanto caratterizzata da atmosfere molto più tranquille.

Qual è la tua opinione sui social network? Ti piacciono, oppure li usi perché costretta dalle moderne logiche di mercato? Cosa ne pensi di Spotify?

Sono fortunata: mi piacciono i social network. E, del resto, anche se non mi piacessero, sarei costretta ad utilizzarli. Per fortuna o purtroppo, oggi sono un mezzo indispensabile per mantenere il contatto con i fans.
Parliamo della musica digitale: io sono sempre stata molto tradizionale. Sin da bambina ho comprato dischi e vinili. Sicuramente adesso è tutto molto più semplice attraverso il digitale: la maggior parte delle persone ha uno smartphone e basta solo un click per ascoltare qualsiasi canzone. Sullo streaming e su Spotify sono favorevole: permette di ascoltare musica ad una qualità abbastanza alta e allo stesso tempo difende i diritti dell’artista. Non sono per niente d’accordo con tutti quelli che scaricano le musica illegalmente. Sembra ovvio, ma voglio ribadirlo: è una mancanza di rispetto verso il lavoro di un artista. Ormai non voglio nemmeno più giudicare chi lo fa: è diventata una tendenza troppo comune.

Quali sono le tue principali influenze musicali?

Mi considero abbastanza eclettica, se non altro per il fatto che ascolto tantissima musica, a volte troppa. Per quanto riguarda il contesto internazionale, mi piacciono moltissimo artisti del calibro di Beyoncè, Skrillex e Lady Gaga Adele. Anche io ho pianto ascoltando il suo nuovo album (ride). E poi, tra i cosiddetti “pilastri” con cui sono cresciuta da bambina, come non nominare Whitney Houston e Michael Jackson?  Ascolto di meno la musica italiana. Amo però moltissimo Nina Zilli. Ha delle sonorità decisamente particolari. C’entra davvero poco con l’Italia. Possiede dei tratti reggae ed un timbro soul che la rendono davvero unica. Se fosse nera, me la immaginerei come una giamaicana Doc (ride). E poi, tra le mie preferite, c’è Elisa. Anche lei è stata importante per la mia crescita.

 Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho davvero tantissime idee in testa. Sto già pensando ad un secondo album, ma nel frattempo devo cominciare la presentazione vera e propria del primo. Il tour comincerà quest’estate, evento per cui stiamo lavorando. Sto presentando il disco negli store. Non è facile, perché non mi sono classificata nei primi posti, però qualche data la stiamo ottenendo. Oltre a questo, io sono anche attrice (sia di teatro che di cinema), ragion per cui sto curando dei progetti paralleli alla musica.

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